Per tutti i Children

Di Francesca Margiotta

Erano i primi tempi delle discoteche “da adulti”: che ci potevi andare il sabato sera e non solo la domenica pomeriggio. E lei era spesso la colonna sonora di quelle notti in cui tutto sembrava avvolto dalla magia. Erano i tempi in cui io facevo l’animatrice turistica e passavo i 3-4 mesi estivi a far divertire e divertirmi, e il dj del villaggio non c’era sera che non la mettesse, ed era il classico “riempipista” (allora si diceva così) grazie al quale tutti si lanciavano nei loro minuti di gloria.

Era un pezzo persino un po’ introspettivo: lo avevate mai sentito un pianoforte così in un brano trance? Io forse non ne sapevo molto, allora… ma no, non lo avevo mai sentito così presente. E forse per quello ebbe, in quel 1996, tanto successo. Perché “Children” non era il pezzo trance da discoteca destinato a chi voleva ballare con gli occhi chiusi e sentire solo le frequenze più basse colpire nella pancia, ma aveva anche un senso, una melodia. “Children” era una canzone a tutti gli effetti. Non sorprese il fatto di trovarla in tutte le classifiche, e non solo quelle di settore del mondo dance. La cosa che, a quel tempo, più mi sorprese era che a dar vita a quel piccolo gioiello era un ragazzo di poco più grande di me. Io non mi immaginavo, ventenne, a fare il dj resident a Ibiza… eppure lui iniziò a girare il mondo: Londra, Los Angeles, Berlino…

Ci sono vite così “concentrate” in poco tempo che la loro fine precoce addolora ma non lascia nulla di non fatto. Robert Miles, che poi era un italiano nato in Svizzera che ha reso orgogliosi svizzeri ed italiani per tutti i premi che in quegli anni si portò a casa con la sua musica, se n’è andato (quarantasettenne) ad un’età in cui è ingiusto, illogico farlo. Ogni volta che una persona così giovane ci lascia resta un senso di incompiutezza ed il buco del dolore di chi, restando, dovrà farsene una ragione. Ma Roberto ha vissuto in molti luoghi, stretto un’infinità di mani, goduto della stima di moltissimi colleghi. Una vita, si direbbe, vissuta pienamente, sempre con la sua passione di ventenne: la musica. La trovo una cosa bellissima.

Solo un’altra cosa. Guardando il suo profilo FB ho visto due foto di una bambina, la sua bambina. Ecco, con “Children” Robert Miles ha venduto più di tutti i singoli dei Beatles, ma la sua bambina non potrà vederla crescere. Ma me la vedo, un giorno, dietro la console di qualche stupendo club, “girare i dischi” come faceva il suo papà. Per tutti i “Children” che vengon su senza una mamma o un papà, il mio pensiero.

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