Resistere

Questo articolo non dovrebbe essere sotto i vostri occhi. Cos’altro bisogna aggiungere, dopo quello che è successo stanotte a Manchester?

Il primo pensiero è stato niente, niente d’aggiungere. Che senso avrebbe avuto fare un po’ di maquillage, taglia e cuci ad articoli scritti in questi anni mettendo “Manchester” al posto di Parigi, Bruxelles, Nizza, Tolosa, Londra, Mosca, Ankara, Istanbul, Tunisi, Copenhagen, Stoccolma, Berlino. Nichilista, sì. Lo ammetto. Una forte, fortissima tentazione di cedere alla decadenza che sembra imperare. Così va il mondo, si potrebbe dire. Fatalismo: che ci posso fare, magari un giorno succede a me. Giovedì dovrò prendere una metro a Milano, può succedere, boom. Grande tentazione, si diceva. Eppure un articolo sotto gli occhi lo avete.

Sì, perché non saranno queste parole a porre fine all’orrore che a cadenza regolare si materializza sui nostri schermi o – peggio – nel nostro vissuto. Non saranno nemmeno la nostra o vostra indignazione, le nostre o vostre accuse. Sarà la resistenza ostinata che, se non a vincere, servirà a dare un senso alla nostra vita. Resistenza davanti alle bambine morte o ferite con il cerchietto di Ariana Grande, resistenza davanti ai video finiti in rete, resistenza davanti alla paura. Resistenza che si manifesta nel continuare a rivendicare la nostra quotidianità: il nostro lavoro, le nostre passioni, le persone che amiamo, le passeggiate che ci piace fare, il cibo che ci piace mangiare, i concerti cui vogliamo andare, le partite che vogliamo andare a vedere. Resistenza non retorica. Non pelosa, né artificiale. Pura, limpida.

Quindi eccolo, l’articolo che non volevo scrivere. Eccolo l’articolo che ha lo stesso tono di tanti altri scritti davanti all’orrore. I colpi e contraccolpi arrivano allo stomaco, fanno male. Ma la nostra resistenza quotidiana deve esserci, e quanto più possibile gioiosa. Gioiosa come i sorrisi di centinaia di teenager ieri sera prima delle 23:30, sorrisi odiati da chi non è come noi, dalle bestie, da chi odia.

“Il terrorismo è prima di tutto un atto politico, esso cerca di provocare un effetto politico. Se a causa sua, noi cambiamo la nostra società, esso è vincente. Vinceremo i terroristi soltanto vivendo come vogliamo noi, e non come vogliono loro.”

Tom Clancy, 2004

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Commenti da Facebook

  • Ma guarda te; inglesi che fondarono il WEHABISMO, nel XVIII secolo, in Arabia Saudita, ricevono atti barbarici dai seguaci wehabiti.

  • Wehabismo è un movimento politico – religioso fondato da Mohammad-ibn Abdel-wahab; la sua idea è basata su una visione puritana, rigorista, della tradizione mussulmana ché in contraddizione con le altre dottrine dell’Islam.

    • Ce ne sarebbe da discutere, la realtà è che tutto l’intero universo sottosta avdelle leggi fisiche universali, come quella di causa effette. Esse agiscono e basta. Non esistono razze e religioni. Ogni cosa che si pensa, dice o fa, ha delle conseguenze in un modo o nell’altro. È questo che andrebbe capito da tutti. Gli occidentali sono più di cinque secoli che vanno a combinarne di tutti i colori. Ora è arrivato il conto. Basta dare una guardata alla mappa dell’Africa nel 1914 per capire. Conosco un po’ meno l’oriente, ma credo che le cose non siano andate in modo molto diverso. Ricordo molto bene quanto mi raccontò Alí qualche anno
      fa: ogni wehabitavcrede che lui è l’unico mussulmano vero, tutti gli altri sono solo fango (ha usato un’altra parola che non ripeto)! D’altro canto è ovvio per chiunque abbia letto il Corano anche una sola volta che questi malati di mente nulla hanno a che fare con l’islaam…

  • Vivere come vogliamo noi oppure morire

  • Ho visto questo articolo. Ognuno ne tragga le sue conclusioni. Specialmente il grafico dal 1970 in avanti è interessante. http://www.tagesanzeiger.ch/ausland/europa/17-jahre-terror-in-westeuropa/story/10487294. Che poi si riduca il tutto ad una statistica è chiaramente più che discutibile. Torno al punto di resistere: è un qualche anno che si resiste.

  • Non è un po’ strano citare Tom Clancy, un autore di fiction, in questo contesto?

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