Sono sfigati, ma sono i nostri sfigati

Di Shevek

Donald Trump è una sfiga o una sfida? È un problema o un’opportunità? Il nuovo ospite dell’Eliseo scommette sulla seconda opzione. Infatti nel febbraio scorso ha diffuso un bel video nel quale dice una cosa piuttosto semplice: “Cari scienziati statunitensi impegnati nelle ricerche sui mutamenti climatici e sulle energie pulite, siccome il figuro eletto da quei furboni dei vostri concittadini non capisce una beneamata minchia né di scienza né di tecnologia e quindi vi ha tagliato i fondi, vi suggerisco di venire in Francia, dove vi accoglieremo a braccia aperte, vi valorizzeremo, vi finanzieremo”. Una proposta astuta, lungimirante e nell’interesse del suo Paese, perché Macron ha compreso come l’immigrazione sia una risorsa, specie se riguarda i cervelli in cerca di condizioni migliori di quelle che trovano a casa propria.

Non ci vuole un genio per capirlo. Lo insegna la Storia: alla fine del Seicento gli ugonotti in fuga dalla Francia cattobigotta e assolutista di Luigi XIV andarono a fare la ricchezza dei Paesi europei protestanti, così come negli Anni ‘30 del Novecento gli ebrei fuggiti dalla Germania nazista arricchirono l’economia, la cultura, la scienza degli Stati Uniti. E sono solo due fra gli innumerevoli esempi possibili.

Noi invece abbiamo “Prima i nostri”. Cioè la paranoia per cui qualsiasi straniero è uno scandalo, perché “Non c’era forse un residente che poteva fare quel lavoro?”. Eh, magari c’era. Magari un medico ticinese per ricoprire quel posto da primario, uno scienziato indigeno per occupare quella cattedra, un ingegnere o un economista autoctoni per rivestire quel ruolo c’erano, ma l’immigrato e il frontaliere sono migliori: più esperti, più tenaci, più competenti, forse perfino più intelligenti. Non penserete mica che il Ticino abbia il monopolio dell’eccellenza, vero? Non solo: il medico, lo scienziato, l’ingegnere e l’economista stranieri portano da fuori nuova cultura, nuove idee, nuovi stimoli. Arricchiscono e fecondano il tessuto sociale in cui si stabiliscono e lavorano. Come credete che gli Stati Uniti siano diventati un grande Paese, altrimenti?

Ma noi no. Figuriamoci. Prima i nostri. Anche se sono sfigati. Importa solo che siano i nostri sfigati. Della qualità chissenefrega.

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