Assenteismo in aula? Un vero schifo

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Lo sappiamo che la Lega ci ha abituati a pensare che in fondo la presenza nelle istituzioni sia una formalità. L’esempio più eclatante è quello di Lorenzo Quadri, che a Berna viene avvistato assai di rado. Certo l’emolumento di Consigliere nazionale non gli fa schifo, ma evidentemente non ritiene sia necessario per guadagnarselo partecipare ai lavori della camera bassa.

In questi giorni meravigliosi d’estate, lo sguardo va ai parlamentari leghisti in Gran Consiglio che giustamente si scagliano contro l’assenteismo dei dipendenti statali. Un’interrogazione parlamentare targata Boris Bignasca e accoliti denuncia giustamente il presunto malandazzo presso gli impiegati statali. I firmatari tra cui, oltre a Bignasca, troviamo Aldi e Morisoli scrivono con grande senso dello stato:

“A chi scrive preme che i dipendenti dell’Amministrazione cantonale che (nel rispetto dei contribuenti che pagano loro lo stipendio) si impegnano per l’efficienza del loro servizio siano identificati, riconosciuti e premiati. Parimenti, è imperativo che si identifichino situazioni di cattivo ambiente lavorativo nonché di comportamento scorretto da parte di determinati dipendenti. Il grado di assenza dal lavoro per malattia è sintomatico di tali situazioni e merita un approfondimento”.

Giustissimo, grattaculi e ben pagati, dovrebbero sempre restare al loro posto. Anche a noi preme che i parlamentari (nel rispetto dei contribuenti che pagano loro lo stipendio), si impegnino nel loro mandato.

Come per esempio Bergonzoli (Lega) che ha presenziato, nel 2016, a 16 sedute su 40; o la stessa Sabrina Aldi, che con 32 su 40 non brilla per presenza. E Caverzasio che è pure capogruppo? Solo 26 sedute su 40, poco più della metà. Morisoli, de “La Destra”, ha perlomeno la consolazione di superare gli altri, con 33 sedute su 40, che fa comunque quasi un 20% di assenze.

Chissà se fossero impiegati statali: barcheta e camélin e andersen, a casa!

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