Dareste la vostra ditta in mano alla Caritas?

Di Alessandro Schirm

Facciamo un esempio. Voi, con un gruppo di amici entusiasti, avviate una startup. Ci mettete tanta passione, le cose funzionano bene, arrivate ad allargare la cerchia dei partecipanti, che volentieri si aggregano, diventate una cinquantina.

Poi arriva lo stato e decide che la vostra startup va coordinata e assume un tizio per farlo. Voi non siete nemmeno stati interpellati per sapere se siete d’accordo o no, ma dovete accettare che il vostro governo, o in questo caso il Dipartimento socialità e sanità a guida PPD, vi appioppi un tizio della Caritas a coordinare un lavoro che già facevate. E questo tizio, in barba al lavoro volontario che fate da anni e con cui avete creato tre magazzini e distribuito migliaia di capi di vestiario, viene pagato 50’000 franchi l’anno (a metà tempo, eh) per dirvi cosa fare e quando.

Se il DSS, che crea questi posti di lavoro per gli amichetti della Caritas, avesse impiegato quei soldi per coadiuvare i volontari, il risultato sarebbe certamente stato maggiore, sempre che il risultato sia voler aiutare i profughi invece degli amici. Ma si sa, i profughi non votano.

In tutta questa situazione il PS ha dormito, al punto che chi ha fatto un’interpellanza in governo per chiedere lumi è stata Sara Beretta Piccoli, PPD pure lei. Naturalmente Beretta Piccoli è stata immediatamente bloccata da Fiorenzo Dadò, visto che le decisioni in merito al coordinatore Caritas sono state prese anche da Carmela Fiorini, compagna dello stesso presidente PPD.

Caritas, leggi Comunione e Liberazione, movimento legato a doppio filo sia al PPD che alla Lega, ha già firmato un contratto per un anno e mezzo: 75’000 franchi per coordinare, lo ripetiamo, dei volontari privati che raccoglievano beni di prima necessità e che si coordinavano benissimo da soli e per di più gratis!

Per il DSS di Beltraminelli e degli amici PPD tutto è regolare. Ma Lara Robbiani Tognina, presidente dell’associazione “DaRe – Diritto a Restare”, non ci sta. Una petizione online sta già cavalcando le onde del web per ribadire il diritto a gestire la cosa autonomamente senza quello che è, a tutti gli effetti, uno spreco dei soldi dei contribuenti ticinesi.

“Per noi è inaccettabile sottostare a Caritas, perché la merce che distribuiamo gratuitamente ci viene donata dalla popolazione, che spesso dichiara di preferirci a Caritas e alla Croce Rossa, che invece rivende la merce donata”- Dichiara Lara Robbiani Tognina – “ Due mesi fa, dopo aver annunciato a tutte le pensioni e protezioni civili che i buoni di 50 franchi per richiedenti l’asilo per acquistare vestiti presso la Caritas e la Croce rossa non erano più validi, l’ufficio di Carmela Fiorini ha chiesto alla nostra associazione di presentare un progetto per coprire tutte le richieste di vestiario provenienti dalle 17 strutture che accolgono richiedenti l’asilo. Abbiamo così inoltrato il nostro progetto, aspettando quindi una risposta dai responsabili cantonali. Dopo vari solleciti da parte nostra, un mese dopo ci siamo finalmente incontrati con Carmela Fiorini e Renato Bernasconi, capo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento. Con nostra grande sorpresa ci hanno comunicato che l’autorità cantonale aveva conferito a Caritas il mandato di coordinare i volontari e le volontarie che si occupano di rifugiati nel nostro cantone. In altre parole, d’ora in poi la nostra associazione, che conta il maggior numero di volontari attivi sul territorio cantonale, dovrebbe sottostare a Caritas che, retribuita dal cantone, coordinerebbe anche le nostre attività! Teniamo a precisare che il nostro lavoro si era reso necessario proprio perché il servizio proposto da Caritas non funzionava, tanto che, per fare un paio di esempi concreti, a Bosco Gurin, anche se faceva già freddo, c’erano richiedenti l’asilo in abiti estivi e a Camorino c’erano ragazzi che non avevano nemmeno un ricambio di biancheria intima.

Sembra proprio che il caso Argo1, caso che nemmeno l’apposita commissione è riuscita a chiarire del tutto, non abbia insegnato nulla alla cadregopoli PPD. Parlare di pasticcio sarebbe riduttivo. Qua siamo di fronte a una strategia per acchiappare voti distribuendo prebende, un caso lampante di spreco, oltretutto, dei soldi pubblici, creando una funzione di per se stessa inutile. Questo agire rischia inoltre di uccidere l’entusiasmo dei volontari, creando a tutti gli effetti una falla umanitaria. Se anche voi siete indignati approfittatene.

Vi alleghiamo qui il link per raccogliere le firme.

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