Ecco come creare 150 impieghi all’anno

Sei disoccupato, sottoccupato o malpagato? Mi spiace. Davvero. Puoi ringraziare un certo partito (non dico quale, tanto questi signori, leggendo, capiranno).

Questa è una storia che rendo pubblica dopo averci pensato a lungo, ed è in qualche modo la continuazione di una cosa che ho scritto qui e che, credo, resterà negli annali di Gas come l’articolo meno letto in assoluto. Amen.

Diversi mesi fa ho preso un appuntamento con gli esponenti di un partito ticinese e, dopo un lungo batti e ribatti (in parte per colpa mia, perché per me era un periodo pieno di impegni professionali), abbiamo fissato un appuntamento a Bellinzona.

Arriva il giorno dell’appuntamento e, qualche ora prima dell’incontro, il mio interlocutore mi chiede se è possibile posticiparlo. Sapeva bene due cose: volevo mostrare un progetto per creare impiego e sapeva anche che venivo da Roma (non Tokyo, ma nemmeno esattamente dietro l’angolo). Faccio un po’ di resistenza e, alla fine, avviene l’incontro.

Espongo il mio progetto: una holding che funga da cappello a diverse aziende italiane, con una mediazione fiscale, affinché il richiamo sia, per queste aziende, irrinunciabile. A lavorare in questa holding – cosa scritta nero su bianco nel progetto presentato – solo ed esclusivamente disoccupati residenti, a cui sarebbe stato offerto un contratto a tempo indeterminato, togliendoli quindi da una situazione di vita stressante e demotivante.

Questa attività è funzionale alla seconda parte del progetto: autofinanziare un incubatore di nuove aziende, in cui sarebbero stati introdotti (sotto forma di stage ben retribuito, secondo i calcoli del business plan, 3mila franchi al mese) alcuni studenti delle università locali, affinché prendessero le misure con il mondo del lavoro.

Eh? Cosa ci avrei guadagnato io? Nulla. In queste attività non avrei messo piede, svolgo un’altra professione che mi soddisfa e mi impegna ben al di là dei canonici orari di lavoro.

Poiché da anni scrivo di startup ed economia per molte testate italiane ed estere, ho conosciuto centinai di startupper, investitori, manager di grandi aziende. Tutti (senza eccezione) sono molto interessati al Ticino, ma nessuno vuole essere il primo a fare il grande passo.

Posso dire (senza temere smentita) che il Ticino è un paradiso anche per le startup ad alto potenziale innovativo: ricerca, sviluppo, vendita e inquinamento zero. Rispetto per i residenti, salari dignitosi, imposte da versare.

Il lettore può pensare che io sia una povera sciroccata, oppure trarre spunti diversi. Non lo si saprà mai, dal momento che il partito di cui parlo, ha mostrato un grande interesse salvo poi dileguarsi senza nemmeno scrivere una riga per cassare l’idea che gli ho presentato.

Come? Perché ci vuole un partito a supporto del progetto? Per due semplici motivi: gli accordi fiscali vanno fatti con le autorità cantonali e nessuno, meglio dei raggruppamenti politici, può avviare una trattativa serena e cordiale. L’altro motivo è ancora più semplice: il Ticino (come molti altri posti, sia chiaro) è terra politicizzata e, senza il supporto di un partito, tutto diventa più complesso. Accordi fiscali in cambio di lavoro ai residenti e stipendi anti-dumping. Non si sta chiedendo la luna, si sta cercando di evolvere il modello “masoniano”, buono sulla carta, scriteriato nei fatti.

Siccome il progetto è ancora in auge lo scrivo qui: chi è interessato, può chiedere i miei dati alla redazione di Gas, alla quale chiederò di permettermi di pubblicare aggiornamenti qualora ce ne fossero. Ho l’impressione, però, che sia un “a mai più rileggerci”. Non c’è nulla da fare, se i partiti non ascoltano le persone che hanno idee, non sono dalla parte della gente. Eppure sono pronta a venire in Ticino a illustrarlo, come si dice in linguaggio commerciale “senza impegno”. (Sempre che Gobbi mi lasci entrare in Svizzera).

Tu che leggi e non hai un lavoro, avresti già potuto averne uno. Mi spiace. Ci ho provato. La prossima volta, vota meglio.

Un progetto da 150 posti di lavoro l’anno per almeno 5 anni. E un partito ha pensato che non valesse neppure una risposta. God bless you.

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Commenti da Facebook

  • l’idea non sembra male, ma ci vorrebbero davvero più dettagli per poterla valutare. Quanto alla reazione del partito, bisogna anche capirli: probabilmente stavano studiando investimenti serissimi portati da investitori al di sopra di ogni sospetto, come le terme di acquarossa, il coso di ambri, o altri stadi a santa m***a da qualunque base logica….

  • Forse sarebbe meglio avere un imprenditore o personaggio di “peso” quale intermediario, in grado di muovere le forze politiche necessarie. Generalmente il business in Svizzera si muove tramite networking. Non si salta così semplicemente sul “primo treno”. L’intermediario avrebbe più tempo per approfondire il progetto e convicersi della bontà dello stesso. In un secondo tempo si potrà muovere la politica. E’ solo uno spunto.

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