Giustizia, non vendetta

Silenziato dalla canea degli ultrà di entrambe le fazioni – “Totò Riina muoia in galera”; “Totò Riina può uscire di galera” – si è perso il vero punto su cui valga la pena rimanere: nelle democrazie occidentali, e l’Italia lo è, ci sono le Costituzioni e lo stato di diritto.

Se la Corte di Cassazione italiana ha detto che Totò Riina, per decenni capo dei capi di Cosa Nostra, deve “avere una morte dignitosa” e – forse, non per diritto – fuori dal carcere bisogna partire dai fondamentali, cioè la Costituzione. L’articolo 27 parla chiaro: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”. Questo perché nelle democrazie occidentali il diritto porta alla giustizia, non alla vendetta. Riina è stato condannato all’ergastolo, e tra le possibilità c’è che – arrivato davvero verso la fine della propria vita causa malattia – si trasferisca per gli ultimi giorni a casa sua. Ma fino all’aggravarsi definitivo delle condizioni valgono le leggi, non le possibilità. E le leggi affermano che deve continuare a scontare la propria pena in isolamento. Dove, tra l’altro, può essere assistito bene e dignitosamente.

Ad aumentare la confusione, si sono messi i media che questa storia non l’hanno spiegata bene. Riina è malato, come già detto, e il suo avvocato ha presentato istanza di scarcerazione o di trasferimento ai domiciliari. Il tribunale di sorveglianza ha dato parere negativo perché Riina è persona “pericolosa”, e ieri la Corte di Cassazione ha annullato questo parere. Ma l’ha annullato per difetto di motivazione. In altre parole: non è sufficiente dire che è “pericoloso”, il tribunale deve spiegare meglio i motivi che l’hanno portato a rigettare la richiesta di scarcerazione. E in più, la Cassazione ha ribadito come – per legge – valga il diritto a una morte dignitosa per tutti. Totò Riina compreso.

Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione” scrisse Voltaire. E la civiltà occidentale e democratica, in contrapposizione con il fondamentalismo religioso e i governi autoritari, passa anche dall’avere la forza di trattare criminali sanguinari come Totò Riina esattamente come tutti gli altri carcerati.

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Commenti da Facebook

  • Forse è il caso di trasferire il suo domicilio nel penitenziario evitando il baciamano alla sua uscita 🙂

  • Ha ragione Gratteri. Per chi si è guadagnato l’art. 41 bis e cioè, è stato condannato a finire i suoi giorni in carcere duro, di morte dignitosa ne può esistere solo una: quella morte serena che segue la piena e totale confessione dei propri misfatti e il vero pentimento. Per un addìo alla Vita, non c’è un “dove” più dignitoso di un altro. L’uscita dal carcere in realtà è richiesto dalle regole di in potere occulto che ha, come si vede, già raggiunto la Cassazione e ne vuole fare una dimostrazione simbolica per tutti coloro che restano.

  • “Leggo molti parlare di colpa e di espiazione oppure di pietà e di perdono, tutti concetti che attengono alla morale, retaggi che non appartengono alla giustizia ma alla religione. I diritti umani (e il nostro Paese ne ha firmato la dichiarazione universale, a differenza per esempio degli U.S.A.) si chiamano così perché abbiamo deciso di riconoscerli a tutti, altrimenti non li avremmo chiamati diritti ma privilegi. La vita, la dignità, la salute, abbiamo deciso di garantirli a tutti: al bambino violentato così come al pedofilo che lo ha stuprato, alla donna picchiata e al suo carnefice, e lo abbiamo fatto perché vogliamo tutelare i primi ma soprattutto distinguerci dai secondi. Buonismo è un termine che non significa niente, non esistendo una controparte cattivista, e nessuna legge prevede il perdono, non esistendo neanche il peccato. Questi sono termini che troverete in chiesa non in un tribunale. La legge tende semplicemente, logicamente e fortunatamente, alla giustizia. Se volete vendetta leggete la bibbia, non la Costituzione.”

    Ettore Ferrini

  • Nessuna vendetta biblica.

    “Totò Riina è detenuto nel carcere di Parma dove vengono assicurate cure mediche in un centro clinico di eccellenza. E’ giusto assicurare la dignità della morte anche ai criminali, anche a Riina che non ha mai dimostrato pietà per le vittime innocenti. Ma per farlo non è necessario trasferirlo altrove, men che meno agli arresti domiciliari, dove andrebbero comunque assicurate eccezionali misure di sicurezza e scongiurato il rischio di trasformare la casa di Riina in un santuario di mafia”. (Rosy Bindi, su Rai News)

    Dunque, nessuna particolare crudeltà nel rifiuto dei domiciliari, ma semplice giustizia : l’articolo 27 della Costituzione che spiega che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte” è pienamente rispettato…

  • Perfetto. non una virgola fuori posto

  • Tutti coloro che lo vorrebbero fuori per motivi umanitari non sono mai stati toccati direttamente dalla sua crudeltà e si dimenticano che sta scontando non uno bensì 18 ergastoli più altri svariati anni in penetra minori. La sua morte in carcere non sarà neanche lontanamente paragonabile rispetto alla sua crudeltà

  • Lui non ha dato una morte dignitosa alle sue vittime…le ha dilaniate…e non ha avuto pieta’ dei figli dei genitori e delle mogli…lui comunque morira’ in un letto e non in mezzo ad una strada. Quindi e’ giusto che rimanga in carcere.

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