Juventus sconfitta dal “fuoco amico”?

Il mantello “double-face” presentato dalla Juventus contro il Real Madrid a Cardiff rimane incomprensibile, ed è spiegabile solo in parte con la scelta di Allegri di giocarsi a viso aperto la partita con grande pressing iniziale a tutto campo e conseguente alto dispendio di energie. Mandzukic, Dani Alves & co. non potevano reggere 90 minuti nel doppio ruolo di attaccanti e difensori.

Il Real, che disponeva di maggiore qualità tecnica e di collaudate trame di gioco alla fine era destinato a imporsi, ma il crollo della Juventus dopo l’ottimo primo tempo e soprattutto la mancata reazione sul 2-1 degli spagnoli, non ha solo ragioni tecniche o atletiche, mancanza di velocità e “fiato” in particolare. Anche il “mentale” deve aver influito. Ma a questo punto la ricerca dei “perché” si fa ardua. Alla fine resta una sola ipotesi, per quanto strana possa apparire: la paura di “vincere”, di entrare in pieno nel ruolo che una stampa alla disperata ricerca di un elemento positivo in un momento di crisi nazionale aveva attribuito alla partita. La Juventus chiamata a riscattare quasi l’onore di un paese, caricata di responsabilità e pesi difficili da portare. Quando la squadra è passata dall’aspetto iniziale, puramente tecnico-agonistico, istintivo, (la partita di calcio), al pensiero razionale, a una realizzazione globale dell’evento, non ha retto, malgrado l’esperienza di molti.

A Madrid si dice che gli avversari perdono appena messo piede al “Santiago Bernabeu” a causa del “miedo escenico”, la paura del palcoscenico, la paura che impedisce a molti studenti di far meglio agli esami. Una paura, se questa è la ragione (ma è solo un’ipotesi…) emersa con il chiaro contributo dei mass-media italiani, colpevoli di “fuoco amico”, che tra l’altro ha contribuito a portare in Piazza San Carlo a Torino una folla enorme in attesa del fatale trionfo, senza prevedere possibili scenari inquietanti. È chiaro a tutti che la partita di calcio, e lo sport in generale, rappresenta una sublimazione dello scontro armato fra gli eserciti e le fazioni: una sublimazione appunto, incruenta. Cruento è solo il linguaggio dello sport, guerresco, addirittura apertamente sciovinista e persino fascista. Gli spagnoli non sono molto da meno in questa materia.

Ma, evidentemente, per il Real Madrid, per i giocatori, il pensiero puramente “calcistico”, la razionalità del gioco, ha avuto la prevalenza su altri significati, che la stampa italiana ha evidenziato per esempio titolando “Italian Power”, creando aspettative eccessive, salvo poi esibirsi in clamorosi dietrofront a distanza di poche ore. Un esempio? La “Gazzetta dello Sport” dice (sabato, 31.05.17) che “Zidane ha più qualità di squadra, Allegri ha più forza di squadra. La Juve è una clessidra: mostruosa in difesa con Buffon e la BBC (Bonucci/Barzagli/Chiellini), poderosa davanti sull’asse Dybala/Higuain.” Ma non è tutto: il colpo di genio di Allegri è stato questo: “non disponendo degli eredi di Pogba e Vidal, ha strangolato (!) il centrocampo creando l’attacco ipertrofico, spostando l’attenzione 30 metri più avanti”. Ieri in prima pagina la “Rosea” ha parlato di “lezione di Casemiro” e invoca centrocampisti di battaglia, tipo Nainggolan, e lamenta l’assenza di Pogba e Vidal. E la genialità di Allegri? Sparita così in fretta?

E attenti: sicuri che la Juve “è già nell’era nuova grazie all’illuminata gestione della Famiglia?” Detto così terre-a-terre: il tempo passa, l’intera, è vero, fortissima difesa, nel 2018 avrà un anno in più: basta una frazione di secondo in meno per arrivare sempre in ritardo sulla palla e commettere fallo, per non dire del fiato che alla distanza manca. È lo sport: nello stesso tempo epico e per certi versi banale: come la vita.

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