Violenza e politica

Il fatto di Losone, dove un arbitro minorenne è stato massacrato e mandato all’ospedale da un giovane spettatore, è stato presentato dai media in modo parziale, contraddistinto, per non avere noie la domenica mattina, da un’evidente autocensura. Allo stesso modo, censurati per le medesime ragioni, sono stati redatti, su doppia pagina, i necrologi di due personaggi ticinesi appena deceduti. L’ambiente culturale e politico del misfatto avvenuto ai limiti di un campo da gioco, così come, in tutt’altra dimensione, ignorare tappe importanti del percorso storico in cui i nostri “uomini illustri” hanno vissuto, sono stati depennati da tutto quanto può gettare un’ombra sull’odierno potere politico populista, costituito grazie alla codardia e all’opportunismo dei notabili del “paesello Ticino” e all’incultura politica e generale in cui è abbandonata a se stessa la “moltitudine” dei suoi abitanti. Ma che “città Ticino”!?

Ci vuole urbanità per raggiungere un livello urbano. Se si riflette solo un attimo sulla violenza odierna della gioventù e, d’altro canto, sulle vite trascorse da personalità che avrebbero potuto opporsi efficacemente al degrado odierno e non l’hanno fatto, si trova facilmente l’origine del male. Per capire, senza perdersi in sentimenti che possono debordare nel disprezzo e nell’odio, tanto dei giovani vivi che sono all’ospedale, quanto di protagonisti deceduti della storia politica ed economica ticinese, responsabili non di poco conto dello stato della società di oggi, è indispensabile rievocare la forte pregnanza etica e morale che contraddistingueva i partiti o la religione a cui si aderiva venti anni fa. Nel corso di due decenni ogni riferimento a una forte presenza di valori nella storia dei PLRT, PS e Conservatore poi PPD, è stato cancellato e sostituito dalla fede nel mercato.

Si è semplicemente lasciato entrare, o introdotto a forza, il mercante nel tempio della politica, e quel che è peggio anche nella Chiesa dominata da una CeL, il cui obiettivo è sempre stato quello di cancellare ogni traccia d’illuminismo e di valori autenticamente liberali dal mondo in cui viviamo. I nuovi “clericali” comunionisti sono penetrati subdolamente nei gangli sensibili del potere politico. Hanno occupato posizioni governative ed economiche di prestigio, coperti e giustificati da una faccia francescana e mite del loro Papa e con la complicità dei liberali, che per il loro modo d’agire e per non entrare in conflitto con la loro stessa coscienza, hanno modificato radicalmente i valori fondanti del PLRT e il volto politico del Cantone. Da lì viene l’affermazione “sacerdotale” che la Lega è una costola del partito liberale, quando è solo un relitto parziale di ricordi di tristi regimi autoritari della prima metà del secolo scorso. Il movimento è edulcorato coralmente da aggettivi carini, come barricadiero. Un attributo che le si addice quando pone sbarramenti alla libertà e alla dignità altrui, insultando e denigrando.

Cade nel ridicolo il fatto che da noi un giornalista americano può scrivere di Trump, guarda caso anche lui palazzinaro come il fondatore della Lega, uno che attacca, insulta e fa il bullo. È la fotocopia di chi detta l’agenda politica del movimento di maggioranza relativa in governo. Alan Friedman definisce il suo presidente un uomo kitsch e volgare. Sfido i giornalisti del Cantone ad essere sinceri se hanno ancora un poco di coraggio. Allora è più che legittimo sospettare che il settimanale più letto del Cantone, la cui costante violenza verbale è spesso stata oltre i limiti della decenza, abbia influito sul comportamento di un giovane a lato di un campo di calcio. La Lega ha semplicemente dimostrato come si può sovvertire il modo d’ottenere qualcosa, sostituendo il dibattito civile con quello della violenza verbale.

La magistratura, irrisa e sbeffeggiata più volte dal fondatore del movimento, avrebbe dovuto, riferendosi al Codice penale, proteggere le vittime di calunnie, diffamazioni e ingiurie. Invece oggi, in profonda crisi, condanna giornalisti che fanno il loro dovere denunciando la malasanità e commina multe a un magistrato che, constatato l’ambiente n cui operava, se ne va.

Ma dove siamo?

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