Chi ha ragione tra Renzetti e Tramezzani?

Di Hans Lockli

Angelo Renzetti, prima sul Blick e poi sul Caffè, ha tuonato contro il Sion e Tramezzani, rei secondo lui di fare qualcosa di simile allo stalking nei confronti dei propri giocatori. Con l’aggravante, nel caso di Tramezzani, di esser stato suo allenatore fino a poche settimane fa.

Renzetti è uno cui è difficile non voler bene. Ha sempre quell’aria del signore finito lì un po’ per caso, è candido, impulsivo, vulcanico. Ma è presidente e proprietario di una società che, seppur piccola, quest’anno farà l’Europa League: non può permettersi l’eccesso di candore che porta al pensare che il calcio sia un mondo fatato con elfi, folletti e boschi incantati dove tutti si vogliono bene e tutto va secondo le regole. Certo, Renzetti ha ragione quando dice che se il Sion o qualsiasi altra squadra vuole un suo giocatore deve chiamare lui, non il giocatore sperando che così egli costringa la società a svenderlo. Certo, Renzetti ha ragione quando dice che Tramezzani non ha alcuna riconoscenza e che non è lo specchio dell’eleganza. Ma caro Renzetti, il calcio è questo. E più diventi “grande”, più dovrai abituarti.

Chi ha ragione, quindi, tra Renzetti e Tramezzani? Entrambi. Renzetti perché difende quei valori di eleganza e correttezza che una volta fecero grandi questo sport e tanti uomini, Tramezzani perché nell’era di Raiola, delle cifre folli e delle bandiere che non esistono più sta facendo né più né meno che i suoi interessi e quelli della sua nuova squadra.

La vera domanda da porsi, in ambito svizzero e mondiale, è un’altra: c’è ancora correttezza nel calcio? E qui, la risposta, si fa difficile.

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