Corriere – GdP, divorzio consensuale?

Di Alessandro Schirm

È recente la notizia che il GdP, dopo 14 anni di sodalizio, decide di abbandonare il Corriere del Ticino. Quello che era l’impero MediaTi, comprendente, oltre al Corriere e al GdP, anche Teleticino, Ticinonews e Radio 3iii, perde un pezzo. Attenzione alle sfumature, anche se le parole sono pacate la separazione non è senza frizioni: il GdP infatti dichiara di voler essere “padrone del proprio destino” dando ad intendere che non sarà qualcun altro a fargli la forca. Proviamo perciò a leggere tra le righe con in dati di nostra conoscenza.

Che i rapporti tra Marcello Foa, amministratore delegato e scrittore a tempo perso per il Corriere del Ticino e il GdP non fossero idilliaci si sapeva. La recente china presa dal Corriere, la questione delle bufale recentemente smascherate anche da GAS e una visione non proprio similare nel concepire l’azienda, hanno probabilmente portato alla frattura odierna.

Se infatti il Corriere, soprattutto con Foa, ha intrapreso una strada aggressiva e liberista, volta al business for business, con poca o nessuna concessione alle idee, il Giornale del Popolo ha, per tradizione, una visione più etica del mondo, dovuta anche alle sue radici cattoliche. Checché se ne dica, certe correnti sociali e l’ala sindacale dell’OCST influiscono sicuramente in parte nell’indirizzo più “umano” del GdP.

La recente crisi della carta stampata susseguente al dissanguamento pubblicitario dovuto all’online ha messo ai ferri corti i quotidiani. Corriere, Regione e GdP sono tutti nella stessa barca. Ovvio immaginare che quello che dice Foa al radiogiornale , ovvero : “Il Giornale del Popolo avrebbe avuto maggiori garanzie di sopravvivenza se avesse intrapreso la strada che noi suggerivamo…” si traduca molto probabilmente nell’unica misura che il tipo di concetto aziendale del CdT prevede, ovvero una riduzione del personale. Dunque alla base del divorzio potrebbero esserci facilmente dei tentativi di salvataggio di posti di lavoro al GDP.

La tesi è corroborata dalla personalità del vescovo Lazzeri, meno vivace di quella del suo predecessore Grampa, ma forse un po’ più etica. Lazzeri infatti ha ribadito di non voler licenziare e di voler fare capo a non meglio precisate fondazioni vicine alla Curia. Certo è che è dura per tutti e sono molti nel settore a chiedersi dove troverà i soldi il GdP per sopravvivere in un momento in cui la carta stampata sembra destinata, se non all’estinzione, a un forte ridimensionamento.

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