Ecco il mare dove sguazza Foa

Di Redazione

Marcello Foa sul suo profilo Facebook, entrando nel dibattito sul destino del bambino inglese Charlie Gard, ha rilanciato un articolo di un suo nuovo idolo. Si chiama Enzo Pennetta, ed è un curioso personaggio.

Anti evoluzionista e anti darwinista, sostenitore del fatto che il riscaldamento climatico sia colpa dei vulcani autore tra gli altri di “Gli ultimi cavalieri dell’Apocalisse” (con Stanislao Nievo), “Extraterrestri” (con Gianluca Marletta), “Inchiesta sul darwinismo”, “L’Ultimo Uomo” è anche un noto bufalaro. Forse tutto ciò spiega perché Marcello Foa lo stimi così tanto?

Nel 2014 il Guardian pubblicò un intervento di Randy Schekman, fresco di Nobel per la medicina, il quale affermò come spesso le riviste scientifiche scelgano a volte di pubblicare, in mezzo a tanti studi eccezionali, studi più acchiappa lettori, di fare insomma un poco di marketing. Una considerazione, e neanche tanto violenta. Il nostro Enzo Pennetta però, da buon amico di Foa (vi ricordate l’inchiesta del Bureau of Journalism sui video dell’Isis “fatti dal Pentagono” che, appunti, il Ceo del Corriere stravolse a suo uso e consumo?), ha preso questo testo ed è riuscito ad affermare che Schekman se la sia presa niente meno che con la casta. “La scienza è in mano ad una casta… La notizia più ignorata del momento. Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.”

Non contento, rincara addirittura la dose:

In realtà, non c’è molto da stupirsi: la cosiddetta ‘scienza ufficiale’ è da molto tempo basata su un’impostazione del tutto dogmatica e autoritaria, niente a che vedere con la tanto decantata ‘libertà di ricerca’ . La libera ricerca, anzi, viene ostacolata in quanto può mettere in discussione le pretese ‘verità assolute’ che la comunità scientifica propina.”

Inutile dire che niente di tutto questo è uscito dalla penna di Schekman.

Sa molto di grillino, molto di utente Facebook che non vaccina i figli perché “l’ha letto su internet”. Invece è uno che Marcello Foa prende come mâitre à penser, forse perché effettivamente in comune hanno tante cose. La prima è essere protagonisti abituali del sito Bufale Un Tanto Al Chilo, dove anche questa vicenda è stata ripresa nei particolari, secondo perché i metodi e gli scopi sono assolutamente identici.

Si parte da un’informazione presa da un articolo preferibilmente in lingua straniera, così l’utente non si scomoderà di andare a cercare e capire l’originale; lo si stravolge tenendo conto del target cui ci si rivolge; si rigira a proprio uso e consumo il tutto tenendo sempre valido il protagonista dell’articolo citato; il protagonista dell’articolo si trova in bocca parole e affermazioni mai dette; i Pennetta e i Foa gongolano per essere riusciti a crearsi ancora più seguito tra gente poco incline al senso critico. Una volta per informarsi bisognava comprare un giornale, o leggere un libro e perché no studiare e andare all’università. Ora basta aprire una pagina Facebook e si trovano le teorie più stravaganti e anche tante bufale, che si sa (lo dicono fior fior di studi, questi ahinoi sì scientifici) dicono che fanno più presa della verità. È l’informazione 3.0.

Ma a proposito di complottisti moderni, c’è dell’altro. Alcune settimane fa sempre Marcello Foa ha partecipato quale co-relatore a un’incontro-dibattito (qui il volantino) a fianco di Enrica Perrucchietti. Ma chi è Enrica Perrucchietti? Lei si definisce scrittrice e giornalista, ed è autrice del libro “False flag – Sotto falsa bandiera. Strategia della tensione e terrorismo di Stato”, un titolo un programma. Qui potete vedere il video della loro esibizione all’incontro-dibattito tenutosi a Bologna. Ma non finisce qui, perché come possiamo leggere dal suo sito la Perrucchietti è anche autrice, assieme a Gianluca Marletta, di “Unisex. La creazione dell’uomo senza identità”. Sul retro del “saggio”, il contenuto è riassunto così:

“L’attacco alla sessualità, nei suoi generi maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano tentato nella storia. Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la culture, lo spettacolo e le legislazioni. Spariscono addirittura i termini “padre” e “madre”, specifici della famiglia tradizionale, e vengono sostituiti dai più generici “genitore 1” e “genitore 2″, quasi a indicare che la maternità e la paternità non hanno più nulla a che vedere con il genere sessuale”

Non riusciamo a credere ai nostri occhi, più e più volte abbiamo riletto allucinati, ma tant’è. La Perrucchietti ha anche scritto “Utero in affitto”, “La fabbrica della manipolazione”, “Dmt, terzo occhio o inganno dello spirito?” e tanto altro. Non capiamo, sul serio, cosa sia successo al Ceo del gruppo Corriere del Ticino in questa sua nuova veste di amico di chi porta avanti teorie post umane ed eugenetiche degne di Sir Francis Galton.

Lo stesso giorno in cui il Parlamento tedesco ha approvato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ha anche dato luce verde a una legge che porterà a multe fino a 50 milioni di euro per i social network che non rettificheranno o cancelleranno una fake news (e commenti di incitamento all’odio) entro 24 ore dalla denuncia. Il ministro della giustizia tedesco ha affermato come questo provvedimento ponga fine alla “legge della giungla”.

Una “legge della giungla” che permette ai Pennetta, alle Perrucchietti, ai Foa e ai loro adoranti lettori di pubblicare e diffondere storie come queste, o come quella dei 150 mila riservisti e della guerra imminente, come quella della Polizia tedesca che manipola l’informazione, come quella già citata dei video dell’Isis fatti dal Pentagono. Una “legge della giungla” di cui, anche da noi, francamente iniziamo a essere stufi. E in questo contesto, dopo la marea di bufale e posizioni lontane dalla linea editoriale che si vuole “liberale” del Corriere, manca ancora una parola. Quella della proprietà.

Perché non parla? Condivide tutte queste posizioni? Non c’è, ad oggi, una risposta.

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