Gorkj che non sa leggere

La biblioteca delle Oblate riposa nel cuore di Firenze. Ci si arriva attraverso un chiostro, con cedri del Libano e oleandri. Da piazza Duomo sali per via dell’Oriuolo, giri a sinistra per via Portinari e ti immetti in Via Sant’Egidio: mezzo isolato e te la trovi sulla destra.

Una biblioteca nell’era di internet, di Wikipedia, della morte del libro cartaceo, che senso ha ancora?

Forse nessuno, o forse tanti linguaggi diversi non fatti di bytes o silicio si possono incontrare e creare un regno. È il regno di Gorkj. Chi è Gorkj, l’omino col nome di un grande scrittore e drammaturgo russo lo spiegherò poi, adesso lasciamolo all’entrata mentre osserva lo stemma scolpito tra gli angeli. La sala di lettura è di quelle che immagini nei sogni. Alta, austera, piena di pannelli lignei, di scrittoi, di volumi. Da un lato scale che si incrociano e da quello opposto l’occhio di vetro circondato dagli affreschi delle muse. Sulle pareti, fino al soffitto di cassettoni a una decina di metri d’altezza, solo volumi: centinaia, migliaia.

E all’ultimo piano, la terrazza col bar e le vetrate che danno su Santa Maria del Fiore, sulla Firenze con la F maiuscola. Questo è il regno di Gorkj che porta sempre il suo berrettino da baseball grigio, e gli occhialini rotondi alla John Lennon. L’espressione beata di una faccia dal mento sfuggente, i capelli spettinati che spuntano dal berretto, gli occhi felici.

Ma Gorkj non sa leggere. Gorkj è un disabile. Il suo cervello non gli permette di discernere quelle formiche nere che sono sui libri, ma lui da anni, ogni giorno va in biblioteca, prende i libri in prestito, va su al bar a leggerli con gli altri studenti e visualizza le parole. Poi le riproduce su suo computer e fa la ricerca su Google. È così che ha scoperto la Svizzera, una parola che su Google racconta di laghi, alpeggi, prati e Palazzo federale illuminato di notte.

Gorkj che non sa leggere è stato premiato dal sindaco di Firenze Nardella per essere il più assiduo utente della biblioteca. Ogni giorno Gorkj Sacchi Baldi avvisa i volontari e i familiari che va in biblioteca. Ogni giorno, Gorkj sente qualcosa in quelle antiche mura che furono di preghiera. Sente la preghiera dei libri, sente la comunione dello studio, sente i sussurri del sapere a cui la sua mente è limitata. Gorkj ci insegna quanto siano potenti certi luoghi, quanto siano importanti. E non perché ci passano migliaia di studenti o professori parrucconi, ma perché, ogni tanto, vi trova la pace e la serenità un Gorkj, il cui cervello fa le bizze e non riesce a ordinare le cose in maniera ortodossa. Un luogo di preghiera e di sapere, dove anche chi non sa leggere può diventare parte di qualcosa di grande. Sentirsi grande.

Un solo Gorkj vale decenni di vita di quella biblioteca. Un solo Gorkj ci fa dire che conservare quel sapere ne è valsa la pena, anche se lui non sa leggere.

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