L’infinito viaggio di Koenig

Di Mad Max

Per me Martin Landau rimarrà sempre un personaggio solo, il comandante John Koenig di “Spazio 1999”, serie un po’ anzianotta della BBC che ha popolato le nostre fantasie di ragazzi quando non esisteva Internet, non c’erano i social e Minority Report e Blade Runner erano ancora feti in fasce nei cervelli dei loro sceneggiatori.  Fantascienza d’autore, come Star Trek. Storia di un epoca che non immaginava neanche lontanamente il suo futuro. Come in quella serie, dove il comandante Koenig doveva dirigere la base di una Luna che, a seguito di una catastrofe, si era separata dalla Terra e vagava raminga per lo spazio. Ricordo lui e l’aliena Maya, raccolta per strada e che su di me ragazzo faceva presa perché in grado di trasformarsi in qualunque organismo cellulare (mostri alieni compresi).  

Martin Landau si è spento alla verde età di 89 anni, insomma, non proprio una dipartita precoce, eppure dispiace. Dispiace per i suoi dolci occhi azzurri e qual muso lungo e serioso. Spiace per quelle labbra carnose che cambiavano quel muso facendolo diventare un viso dolce.

Quella serie spaziale lo rese celebre, per poi però abbandonarlo nel buio degli abissi siderali Hollywoodiani, fu solo stranamente più tardi che giunse la celebrità, quella vera, con “Tucker”, di Coppola, a fianco di Jeffe Bridges e Christian Slater. Storia di un meraviglioso magnate fallito dell’automobile. “Tucker” gli vale una nomination all’Oscar e la vittoria di un Golden Globe. Poi “Crimini e misfatti” di Woody Allen. Ma è lo strepitoso “Ed Wood”, di Tim Burton, che secondo me lo consacra definitivamente nell’Olimpo cinematografico: ruolo che lo vede recitare nell’azzeccatissima parte di una vecchia gloria del cinema muto, Bela Lugosi.  Un ruolo tenero e cupo al contempo, come solo Tim ci sa regalare, una parte straordinaria e commovente per un film che è già eccezionale nell’eccezionale filmografia di Burton.

Martin non molla, vecchia pellaccia, lavora fino alla fine. Il suo ultimo ruolo è in “Remember” di Egoyan, ambientato negli USA dei giorni nostri, dove recita la difficile parte di un vecchissimo criminale nazista privo di memoria che cerca vendetta credendosi un ebreo scampato allo sterminio. Un film potente e agghiacciante. Una storia di contrappasso allo stato puro.

Il film finale per un vecchio austriaco di origine ebraica. L’ultimo sberleffo di un grande e umile attore che, volente o nolente, ha fatto la storia del cinema degli ultimi 60 anni.

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