Perché non si possono comprare frutta e verdura (buone) in Italia?

Di Redazione

Tre pomodori San Marzano 4 franchi e 70; melanzane dalla faccia non entusiasmante 7,95 al chilo; 250 grammi di datterini 6,45; pomodori cuore di bue 5,95 al chilo; peperoni (olandesi e spagnoli) 5,90 al chilo; cavolfiori 4,50 al chilo; mele golden 3,60 al chilo; ciliegie, pensate la fortuna, in azione a “soli” 9,95 al chilo invece che 13,90; albicocche (francesi) 9,50 al chilo; il famigerato melone italiano 3,20 al chilo; normalissima anguria 4,20 al chilo; una busta di insalata per due persone 3,80 franchi.

Questi sono i prezzi della frutta e della verdura in vendita ieri, marcati non da Mion in centro a Lugano ma in un (affollato) supermercato. Appare evidente come siamo di fronte a problemi di non poco conto.

Perché prima dei discorsi sui massimi sistemi, cioè che in una società che si presume liberale uno i suoi soldi li spende come vuole sia benestante o no, la vera questione da porsi è: la merce in vendita soprattutto presso la grande distribuzione ticinese, vale l’oro che costa? No. Le motivazioni di gusto, consistenza o profumo che potrebbero essere soggettive e discutibili trovano conferma nell’origine lontana di questi prodotti. Un peperone olandese quanto prima deve venire colto per essere commerciato in Svizzera? Riesce a sviluppare la sufficiente maturità per essere anche buono?

In Italia la frutta sa di frutta, la verdura sa di verdura. E, per di più, costando (minimo) la metà del cartone che ci propinano Coop, Migros, Manor e affini. Non c’è niente di male nel volere – nella società presunta liberale di cui sopra – acquistare merce migliore a prezzi più convenienti. In base a quale ragionamento una persona dovrebbe preferire frutta acerba che in una notte diventa marcia o verdura che sembra polistirolo solo perché venduta in Svizzera?

Il problema dei costi è evidente. Se sul piano di Magadino una persona è disposta a pagare di più per avere merce bio e buona, lo è molto di meno quando legge di mirtilli provenienti dal Marocco o di peperoni dai Paesi Bassi. Pochi giorni fa, Johann Schneider-Ammann ha annunciato che il Consiglio federale ha intenzione di prendere misure per rendere la Svizzera meno cara. Attendiamo fiduciosi.

Anche perché l’idea che molti, in questo settore, lucrino inizia a diffondersi tra i consumatori. Nel sito di Coop, per fare un esempio, leggiamo quanto segue: “I supermercati Coop hanno registrato un ricavo netto di 10,3 miliardi di franchi. Escluse le riduzioni di prezzo, il ricavo netto reale dei supermercati si è situato lievemente al di sopra dei livelli dello scorso esercizio, mentre in termini nominali è diminuito dello 0,2%. Nel 2016, Coop ha ulteriormente accresciuto la sua clientela: la frequenza nei supermercati è aumentata del 2,6%. È positivo il fatto che i supermercati Coop sono riusciti a guadagnare terreno in termini di quote di mercato, in particolare nell’ambito dei prodotti freschi.” L’utile del gruppo, invece, nel 2016 si è assestato a 475 milioni.

Siamo sicuri che la grande distribuzione non fallirà se persone disoccupate, con stipendi sempre più bassi o su cui si sono abbattuti a più riprese i tagli voluti da Lega, PLR e PPD comprano dei pomodori in Italia e se altre persone coi propri soldi, in nome della libertà di mercato e concorrenza tanto cara a chi oggi si lamenta, fanno quello che vogliono. Non comprando Maserati o Porsche, ma buona frutta e buona verdura.

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