Qualcuno lo dica a Pontiggia: l’assicurazione malattia è un’imposta

Di Shevek

Sul “Corriere del Ticino” di oggi Fabio Pontiggia dimostra, conti alla mano, come la colpa dell’aumento dei premi di cassa malati sia colpa nostra. Infatti si spiega con l’aumento dei costi sanitari siccome noi invecchiamo, ci ammaliamo, dobbiamo essere curati di più, o magari siamo lagnosi e per qualsiasi cazzata ci rivolgiamo al medico, le assicurazioni devono aumentare i premi.

Sarà.

Pontiggia dimentica però un fatto fondamentale: l’assicurazione malattia è un’imposta. La più ingiusta di tutte le imposte.

La prendo alla lontana: a che serve lo Stato? Senza scomodare Hobbes e Rousseau, facciamola semplice: lo Stato serve a tante cose, e fra queste c’è anche la garanzia dei servizi essenziali ai cittadini e alle cittadine. Per esempio l’istruzione. Oppure la sicurezza. O i trasporti o le comunicazioni. Questi servizi, erogati dallo Stato stesso e in parte dall’economia privata, vengono finanziati da tutti noi, anche se non tutti noi ne usufruiamo: è la solidarietà sociale. Io, per esempio, non ho figli. Per quel che me ne frega, le scuole potrebbero anche sparire. Però le mie imposte servono a pagare gli insegnanti dei figli altrui, e va bene così: se i futuri cittadini saranno educati e civili, ne trarrò un vantaggio anch’io. Allo stesso modo mi sta bene finanziare la manutenzione della strade della Val Colla sebbene io non le usi mai, anche perché chi vive in Val Colla finanzia la manutenzione delle strade della mia città.

Ecco ora la domanda: la sanità è o non è un servizio essenziale? Certo che lo è! Anche se non la usiamo. Io, per esempio, ho mai avuto bisogno della polizia, per fortuna, ma mi fa sentire al sicuro sapere che c’è, quindi pago volentieri con le imposte gli stipendi degli agenti. Ebbene, in Svizzera la sanità è l’unico servizio essenziale fornito soprattutto dallo Stato ma non finanziato con le imposte, bensì con un’assicurazione privata.

Ora, mentre le imposte sono eque perché proporzionali al reddito e con aliquote crescenti, i premi di assicurazione sono uguali per tutti. Dunque sono ingiusti: non ci vuole un genio per capire che 300 franchi al mese di cassa malati hanno un peso diverso per un’avvocata che ne guadagna 30 mila e per una commessa che ne prende 3’000.

Insomma, per quanto riguarda la salute lo Stato concede in appalto a privati la riscossione dei contributi per coprire le spese, sotto forma di assicurazione privata e pertanto sottoposta solo alle leggi del libero mercato. Con tutta l’ingiustizia conseguente. E Pontiggia finge di dimenticarlo.

Per questo ha torto anche Corrado Mordasini quando, proprio qui sul GAS, sostiene che la pressione fiscale in Ticino è molto bassa rispetto all’Italia: i nostri vicini sono sì tassati oltre il 50%, ma lì dentro c’è anche la copertura delle spese sanitarie, che nel carico fiscale ticinese non è contemplata. Ma c’è, pesa e fa male.

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