700 mila euro di buonuscita per aver gonfiato i dati

La stampa è in crisi. Gli editori investono sempre meno, le redazioni sono sempre più ridotte all’osso, la pubblicità cala e le risorse diminuiscono. Questo è quello che ci dicono, e quello che noi addetti ai lavori denunciamo da tempo. Ma è davvero così? Domanda retorica, certo che è così. Però questa è solo una parte della storia, perché la medaglia ha un altro lato. Che fa riflettere.

Il Sole 24 Ore, nei mesi passati, è finito in mezzo a uno scandalo. In poche parole, sotto (sembra) l’egida del direttore Roberto Napoletano e attraverso la benevolenza di qualche società ponte, il quotidiano gonfiò il numero degli abbonamenti digitali per aumentare il ricavo pubblicitario. Molte cose sono state dette, altre devono essere ancora chiarite. La principale associazione degli imprenditori italiani e proprietaria del Sole 24 Ore, Confindustria, ribadì la fiducia a Napoletano, il quale però si mise in aspettativa non retribuita a fronte di scioperi e proteste da parte del Comitato di Redazione. Ieri siamo venuti a sapere come è finita la vicenda.

In una nota del gruppo editoriale, sono stati resi noti i particolari della risoluzione del contratto dell’ex direttore avvenuta il 3 agosto. 700 mila euro (settecento-mila-euro) di buonuscita, pari – si legge –, a otto mensilità. Oltre al pessimo gusto, ma è il libero mercato bellezza, se la lingua e il peso fiscale in Italia non sono un’opinione se ne deduce che lo stipendio di Napoletano, senza considerare bonus e benefit presenti in qualsiasi contratto a quei livelli, era di poco superiore ai 41 mila euro mensili netti.

41 mila euro mensili per gonfiare copie digitali, a fronte di una pessima conduzione sia editoriale sia finanziaria del quotidiano che ha portato a una forte perdita di quote di mercato e di vendite. E nonostante tutto ciò, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, a più riprese ha dichiarato di avere piena fiducia in Napoletano. La stampa è in crisi. Ma forse dipende da che lato si guardano gli assegni.

Il mio pensiero, letta questa notizia, è andato a un’amica con il sogno di diventare anche lei giornalista. Si chiama Lina, e da freelance ha proposto, negli anni, varie inchieste al Sole 24 Ore. O sono state rispedite al mittente, o non hanno ricevuto risposta, o sono state pagate un tozzo di pane.

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