C’è stato molto prima dei 222 milioni per Neymar

Karl-Heinz Rummenigge è un uomo saggio, uno dei pochi sportivi che è riuscito a compiere il perfetto salto dal campo da gioco al tavolo da dirigente del Bayern Monaco perché intelligente, sveglio, serio. Per questo ha colpito quanto da lui dichiarato sulla vicenda dei 222 milioni (più tasse) pagati dal Paris Saint-Germain per comprare Neymar.

Noi non faremo mai una cosa simile”, ha detto Rummenigge, aggiungendo che “Neymar è costato più di quanto abbiamo pagato per il nostro stadio (340 milioni) e tra un giocatore e uno stadio noi preferiamo uno stadio”. Appunto perché uomo saggio e intelligente, Rummenigge avrebbe dovuto evitare queste parole. Oggi nessuno, nel mondo del calcio, può definirsi più puro di altri. Perché sì, è vero, il Bayern non ha mai speso né spenderà queste cifre, ed è anche vero che – sebbene molto meno negli ultimi anni – dal vivaio ha attinto non poco e ha fatto diventare dei ragazzini fior fior di campioni. Ma anche al Bayern si potrebbero farei dei conti in tasca.

Nell’estate del 2012, i bavaresi infatti acquistarono Javi Martinez dall’Athletic Bilbao per la modica cifra di 40 milioni, record della Bundesliga. Un record migliorato il mese scorso, quando Rummenigge ha portato a Monaco dal Lione il centrocampista Corentin Tolisso, per 41.5 milioni di euro. L’anno scorso, furono 35 i milioni pagati per comprare Renato Sanches, giovane portoghese che in un anno è passato da grande promessa a portaborracce.

Questo fino all’anno scorso si chiamava “effetto Pogba”, da quest’anno si chiama “effetto Neymar”. Giocatori assolutamente normali, quando non mediocri, vengono ipervalutati perché il termine di confronto – i fenomeni, compiuti o meno – hanno costi fuori dalla grazia di Dio. Ma a questo gioco hanno partecipato tutti i super team europei: dal Real Madrid dei “galacticos” al Barcellona, dal Manchester United al Bayern Monaco passando per tutte le squadre finite in mano a ricchi magnati prima arabi e poi cinesi come Chelsea, Manchester City, Paris Saint-Germain e più recentemente Milan e Inter. Nessuno è esente da “colpe”, è una dinamica alla quale tutti hanno partecipato.

A Rummenigge andrebbe semmai ricordato come i 35 milioni spesi per il primo Sanches che passa, ad esempio, sono il budget di 3-4 anni di mercato di squadre di metà classifica che contribuiscono non poco alla ricchezza dei top team. Così, giusto per ribadire il senso delle proporzioni. Perché se il calcio è davvero impazzito, non è certamente successo l’altroieri.

[j.sc]

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