Cinestate: Warcfraft

Ho snobbato Warcraft per molto tempo (cinematograficamente parlando, il che si traduce in mesi). Sono uno con la puzza sotto il naso. I film che derivano da videogiochi spesso mi insospettiscono. Ma ho scoperto, mio malgrado, che un videogioco può essere prima di tutto un elemento trainante e che sono poi l’autore, il regista o lo sceneggiatore ad avere la possibilità di costruire una storia ben fatta sull’onda astuta della popolarità.

Ma arriviamo a Warcraft, un film fantasy con orchi, elfi, nani e umani: insomma, le premesse per il polpettone noioso ci sono tutte. Eppure la regia di Duncan Jones riesce a stupirci. Quello che immaginavamo come uno scontro epico (e anche un po’ palloso) tra forze del bene e del male, si rivela qualcos’altro.

La profondità di sentimenti di entrambe le parti, le laceranti lotte all’interno dell’orda zannuta di orchi figli di un mondo morente sono decisamente intriganti. Abbiamo di fronte due realtà: quella umana, rappresentata da attori veri e quella orchesca, costruita al computer. Eppure, per assurdo, le due realtà si equivalgono. Il sentimento scorre in entrambi i contesti, che affrontano la guerra in modo per nulla scontato.

Abbiamo un re illuminato con la sua regina, buonisti allo spasimo, che risultano tristemente realistici. E così il capoclan dei lupi bianchi Durotan, con le sue zanne possenti, che sacrifica la sua tribù per sconfiggere Guldan, il malvagio Orco stregone. Entrambi i leader, finiscono per raccontarci che il sacrificio del singolo vale la sopravvivenza della collettività. Magnifico Travis Fimmel (Ragnar Lotbrok di Vikings) nel ruolo del capitano-eroe Arduin che intreccia una stori d’amore sussurrata e mai esplicitata del tutto con Garona (Paula Patton), una mezzosangue umana-orchessa. Anche qui un insegnamento strepitoso, soprattutto per dei ragazzini. La differenza di razza, addirittura di mondo nulla possono quando due anime si cercano e si trovano.

La storia non è scontata. Non sono scontati gli intrecci, non è scontato l’epilogo.

Un film che in fondo ci mena per il naso, perché invece di un polpettone fantasy, ci regala delle belle pagine di fiaba, con concetti che pensavamo persi e non rinnovabili in questo mondo: onore, sentimenti, coraggio e abnegazione. Un film sulla lacerante, dubbiosa lotta tra il bene e il male, che qui non sono nero o bianco, ma un fitto intrecciarsi dei due colori con tutte le sfumature del grigio (non 50, per fortuna).

Da guardare con i figli, uno spunto affascinate per spiegare il lato bello e amaro della vita, per spiegare che in fondo siamo tutti come Garona: mezzi orchi e mezzi uomini, e che nessuna delle due parti potrà mai prevalere sull’altra perché sono sorelle.

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