Davvero c’è da stupirsi del terrorismo in Virginia?

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Mentre certa sinistra, goffa e narcisista, si baloccava con l’idea di Hillary Clinton “donna di Wall Street” qualcuno di questi tempi, l’anno scorso, provava a spiegare che no, non era la stessa cosa votare Donald Trump o Hillary Clinton. O, peggio, astenersi.

Si spiegava ciò senza sosta, su ogni media. Perché era chiaro e sotto gli occhi di tutti cosa stesse succedendo, come Donald Trump stesse conducendo la campagna elettorale, in quali ambienti stesse cercando voti, su quali scintille stesse soffiando per farle diventare incendi. Per questo motivo indigna ma non stupisce quanto successo a Charlottesville, in Virginia. Indigna ma non stupisce, nell’America trumpiana, che i suprematisti bianchi ancora manifestino, si ritrovino, alzino la loro voce ormai squillante nel mondo della destra alternativa – la alt right di Breitbart e Bannon. Indigna ma non stupisce che un Presidente degli Stati Uniti non condanni questa gente, che in un fiume di tweet scriva banalità senza senso facendo insorgere pure i Repubblicani più duri.

Ciò che indigna e che, invece, sorprende è la difficoltà che hanno molti nel definire “terrorismo” i fatti di Charlottesville. Un terrorismo cristiano, neonazista, bianco. Un terrorismo che ha usato la stessa tecnica dei cani sciolti dell’ISIS, cioè guidare a velocità folle un mezzo investendo quanta più gente possibile. Un atto di terrorismo puro e semplice ha avuto luogo, ma siccome il responsabile non invocava Allah né sure del Corano il tutto perde la sua evidente potenza comunicativa e il suo descrivere, plasticamente e senza fraintendimenti, quel sottobosco di reazione e odio che popola l’elettorato di Donald Trump.

Mentre a sinistra si faceva a gara su chi fosse il più puro, Trump incassava sostegno e voti da questa gente. Nel silenzio totale dei benpensanti alle vongole troppo impegnati in beghe da cortile, ha avuto il sostegno del Ku Klux Klan, al grido di “America First” ha compattato l’estrema destra e i nazionalisti, i fondamentalisti cristiani e i suprematisti bianchi.

Charlottesville è l’irruzione nella cronaca e negli schermi di una realtà presente, radicata e diffusa da molto tempo. Una realtà che Trump ha sfruttato biecamente, facendo scendere il Grand Old Party repubblicano a livelli indegni della propria storia, dando voce non al disoccupato di turno – l’America negli anni di Obama è cresciuta – ma l’ha convinto che è tutta colpa degli altri: dei neri, dei musulmani, degli stranieri. Questa realtà oggi è esplosa, ma per mesi qualcuno ha provato a descriverla.

La risposta, alle volte, in America come in Europa, è stata “Trump e la Clinton sono uguali”. Sarebbe oggettivamente troppa grazia apprezzare un ripensamento, ma se smettessero di pretendere di avere ragione saremmo già a un buon punto. Qui e a Charlottesville.

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