D’Errico, davvero vogliamo parlare di sprechi?

Se non fossero tempi difficili, un personaggio come Aron D’Errico non meriterebbe replica. Se non altro, perché in tempi più normali un personaggio come Aron D’Errico probabilmente verrebbe allontanato da ogni redazione.

Ha scritto che la politica spreca i soldi dei cittadini per gli aperitivi, D’Errico. Non contento, ha corredato il suo travaso di bile con delle foto messe ad arte: Beltraminelli e Scherrer la facevano da padrone. Qualcuno ha già risposto per le rime, e per fortuna. Sugli scudi in particolare Giorgio Fonio, che nella sua replica affidata a Facebook ha pubblicato una foto di Marco Borradori ben felice di avere un calice di vino in mano a un aperitivo.

Inconsciamente – perché siamo sicuri che il pensiero non l’abbia neanche sfiorato – D’Errico pone un quesito interessante, cioè gli sprechi della politica. Prima di parlare di aperitivi, però, se D’Errico fosse un giornalista serio avrebbe dovuto guardare proprio in casa sua, a quel Lorenzo Quadri che è perennemente in fondo alle classifiche di presenze e laboriosità del Consiglio nazionale, che viene preso per i fondelli dalla stampa romanda perché fa interrogazioni assurde (che hanno un costo) totalmente inutili e che le (poche) volte che si trova a Berna non combina un accidenti.

Avrebbe potuto guardare anche ai chilometri di atti parlamentari di Massimiliano Robbiani, tipo la memorabile interrogazione sul pericolo Ebola in Ticino. Anche le risposte agli sfoghi di Robbiani & co. hanno dei costi non indifferenti per il contribuente.

E se proprio vogliamo parlare di sprechi, infiliamoci anche la corruzione e lo Stato che non funziona: prima degli aperitivi, magari il problema può essere che nel dipartimento delle Istituzioni per mesi (anni?) un’associazione a delinquere ha distribuito permessi a pioggia senza curarsi più di tanto della legge. Chi doveva controllare cosa succedesse nel proprio dipartimento? Toh, uno che D’Errico conosce bene.

Aron D’Errico ha sicuramente dei talenti. Quello del giornalismo però non è il suo, e la tragica costanza con cui lo dimostra dovrebbe indurlo a trovarsi un’altra occupazione più consona alla sua persona.

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