Di terrorismo, di sogni e di viaggi

Altra serata storta, altro pugno nello stomaco. L’ennesimo. Da Nizza, Bruxelles, Berlino, Parigi, Londra… ora è il turno di Barcellona. Ci sono stato pochi mesi fa nella capitale catalana. Con mio fratello e nostro padre, per il suo compleanno. Sai quando i tuoi figli ti dicono “Papà, andiamo a Barcellona?”, che fai dici di no?

E allora ci siamo andati, i tre maschi della famiglia, un piccolo week-end spensierato di metà marzo. Abbiamo fatto i chilometri in quei due giorni, migliaia di passi, e buona parte di quelli sulle Ramblas oggi tinte di rosso sangue. Sangue come sul London Bridge, come tra le bancarelle di Berlino, come sul lungomare di Nizza. Una scia rossa che attraversa l’Europa, tracciata con dei copertoni di camion, o furgoni, poco importa, una scia indelebile rosso sangue. La firma è sempre quella, quella dell’ISIS, che ormai sfiancata nelle sue roccaforti mediorientali dimostra di avere ancora la forza di attivarsi in qualsiasi momento, in qualsiasi posto del mondo. Oggi Barcellona, domani chissà. Perché ormai non ci si pone più la domanda se vi sarà un altro attentato, ma dove. E non possiamo saperlo. E forse è un bene.

I miei bimbi hanno 5 anni, stanno scoprendo il mondo. Il mio figlio maschio, soprattutto, sta coltivando una fervida curiosità verso le città, dove si trovano, le bandiere, i monumenti e i personaggi storici. Si perde via anche per i dinosauri e le macchine come tutti i bimbi, ma quando si tratta di parlare di geografia o storia allora è unico nell’ascoltare e assimilare nozioni che poi usa sul suo mappamondo. Ogni tanto arriva con le sue domande: “Papà, andiamo a vedere il Colosseo a Roma?” “Papà, andiamo a vedere la Statua della Libertà in America?” Avevano quasi 3 anni i miei figli quando ci fu l’attentato a Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015. Avevano visto alcune immagini alla tv, con la mamma, e mi raccontarono che “a Parigi c’era stata la guerra”. Tre anni dopo hanno un vago ricordo di quelle sequenze, hanno scoperto che Parigi è in Francia e che c’è la Torre Eiffel, e la loro domanda non cambia: “Papà andiamo a vedere la Torre Eiffel a Parigi?” quelle immagini non li hanno contaminati nel loro entusiasmo. Neanche la mia risposta cambia, non è cambiata ieri e non cambierà oggi. “Si, ci andremo.” E che bello è vedere solo per un attimo quei quattro occhi sognanti illuminarsi, come se loro ci fossero già davanti al Colosseo, alla torre Eiffel, alla Statua della Libertà.

I sogni di due bambini di 5 anni. A loro il terrorismo non ha ancora messo paura, non ha ancora intaccato i loro sogni di scoperta e avventura. Loro sono oggi la mia forza per far fronte all’ennesimo pugno nello stomaco, a questa serata. Sogno anch’io di andare a far visita a quei luoghi, riscoprirli con loro, alla faccia di chi ci vuole rinchiusi in casa impauriti dal nostro vicino straniero, di una valigia incustodita o di un furgone mal parcheggiato.

Mio padre ha paura, paura di volare. Ma sai, quando i tuoi figli ti dicono “Papà, andiamo a Barcellona?”, che fai dici di no?

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