Modenini: “Il mondo della gente comune lo conosco molto bene”

Di Stefano Modenini

Buongiorno

Sono figlio di operai, che oltretutto hanno lottato per i loro diritti, quindi il mondo della gente comune lo conosco molto bene, a differenza di tanti altri, anche a sinistra, che lo descrivono senza averlo mai vissuto.

Un salario minimo di 3’500 franchi mensili lordi non è evidentemente alto per chi lo percepisce ma per diversi artigiani, commercianti e aziende che devono fare quadrare i conti e fare fronte alla concorrenza si. Per aiutare chi ha un reddito basso è stato creato lo stato sociale, finanziato in maniera importante e doverosamente anche dai più benestanti. Inoltre si dimentica che accanto al salario numerosi contratti di lavoro prevedono prestazioni extra salariali. Quando il datore di lavoro paga il 70 % del premio di cassa pensione del dipendente, quest’ultimo beneficia di un reddito disponibile aggiuntivo.

Il salario non può essere considerato la sola risposta al bisogno di reddito delle persone. E’ vero che in Ticino esiste un problema di salari bassi, soprattutto all’inizio della vita lavorativa, ma pochi hanno il coraggio di affrontare il problema anche da un altro punto di vista: la Svizzera è un’isola dai prezzi alti, troppi prodotti, servizi e prestazioni costano troppo e siccome i salari nei prossimi anni potranno crescere ben poco, è necessario ridurre i prezzi in Svizzera. Ma di questo quasi nessuno si preoccupa, sindacati compresi.

Tutti sognano un’economia fatta di imprese e società che possano pagare stipendi alti, ma la realtà è ben diversa e di questo occorre tenere conto. In Ticino ci sono molti imprenditori onesti che pagano salari corretti e che si danno da fare per mantenere i posti di lavoro. Ma il salario purtroppo è anche un costo e di questo l’azienda volenti o nolenti deve tenere conto. Inoltre non dimentichiamo che imponendo un salario minimo il datore di lavoro sarà messo sotto pressione per aumentare anche i salari di chi guadagna di più e la massa salariale complessiva non è una variabile indipendente del conto economico, alla fine dare e avere devono quadrare.

Mai una volta a sinistra e nei sindacati che si sappia anzi si voglia distinguere fra gli onesti e quelli che approfittano delle situazioni. Per la sinistra gli imprenditori sono degli sfruttatori e dei criminali e in Ticino esistono solo capannoni e aziende a basso valore aggiunto. La realtà è diversa.

Il tema del salario minimo è più complesso di quanto si voglia pensare e una soluzione pienamente soddisfacente non esiste. Se in tutti i paesi del mondo che lo conoscono il salario minimo è stato fissato attorno ai 10 euro l’ora non è tanto perché lì il costo della vita è inferiore ma perché l’esperienza ha mostrato che fissando un salario minimo a un livello più alto i primi a farne le spese sarebbero proprio le persone ai margini, i meno qualificati, i giovani e le donne. Se sono obbligato a pagare un certo salario come datore di lavoro cercherò di assumere chi è più qualificato.

Comunque la volontà popolare va rispettata e dunque il salario minimo arriverà anche in Ticino. Sarà certamente più alto di quanto si guadagna nel resto d’Europa, ma non si dimentichi che circa 2/3 dei beneficiari saranno persone che non vivono da noi.

Chi guadagna 3’500 franchi mensili lordi aggiunge sussidi e altre prestazioni e si avvicina come reddito disponibile a chi guadagna un po’ di più ma non percepisce alcun aiuto pubblico. Non è un’opinione ma un dato di fatto e siamo tutti contenti che esistano questi aiuti. Bisognerebbe anche usare correttezza nel leggere i dati a differenza di quanto si affrettano a descrivere certi blog (non questo): il numero delle persone in assistenza aumenta non solo perché i redditi stagnano bensì anche a seguito dei divorzi. In difficoltà non finiscono solo i più poveri ma pure chi ha un lavoro e guadagna 7’000 o 8’000 franchi al mese e dunque non si tratta tanto di un problema di salario basso.

Ora Consiglio di Stato e Gran Consiglio devono prendere le loro decisioni, che necessariamente dovranno essere equilibrate per tenere conto dei differenti interessi in gioco.

Ma per il futuro esiste un’unica strada: ridurre i prezzi, altrimenti il numero delle persone nel bisogno crescerà ancora di più.

Dunque si, per certi datori di lavoro un salario di 3’500 franchi mensili lordi sarà difficile da pagare, ma non perché ne approfittano ma poiché la loro azienda ha costi e ricavi che li metteranno in difficoltà.

Attendiamo dunque con impazienza i consigli di chi vuole dare il benservito a tanti artigiani con bottega, piccoli commercianti, piccole e piccolissime aziende che fanno fatica a stare sul mercato e a parole continua a dire che in Ticino abbiamo bisogno di aziende ad alto valore aggiunto ma che finora non è mai stato in grado di indicare come farle arrivare. Sempre che vogliano venirci naturalmente.

Cordialmente.

Stefano Modenini, direttore AITI

PS. Complimenti per i generosi insulti pubblicati, pensavo di trovare un blog diverso da altri.

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Nota della redazione

Caro Modenini, la ringraziamo per la sua lunga e dettagliata replica a quella che era una nostra semplice valutazione, che non affonda nei massimi sistemi ma nella vita quotidiana delle persone: 3’500 fr. mensili (lordi) in Ticino non sono troppi, al contrario di quanto da lei affermato al Quotidiano venerdì sera.

Il dibattito è ampio, e le parti in campo – sicuramente non per colpa dei lavoratori – sono distanti. Ci permettiamo semplicemente di farle qualche appunto. Sul fatto che in Svizzera i prezzi siano eccessivi sbaglia bersaglio, essendoci occupati recentemente, in maniera anche provocatoria suscitando un bel dibattito, del prezzo della frutta e della verdura presso la grande distribuzione (a volte anche proveniente dall’Olanda o dal Maghreb) e avendo ricordato come la questione sia stata sollevata pure da Johann Schneider-Ammann. Può leggere qui.

Nel pieno rispetto delle opinioni, lei scrive “Un salario minimo di 3’500 franchi mensili lordi non è evidentemente alto per chi lo percepisce ma per diversi artigiani, commercianti e aziende che devono fare quadrare i conti e fare fronte alla concorrenza sì.” Lei capirà che se al Quotidiano avesse formulato questa stessa identica frase e non l’affermazione che 3’500 fr. per il Ticino sono troppi e stop, le reazioni sarebbero state diverse. Ci sarebbe sicuramente stato chi avrebbe spinto sul tema delle condizioni dei salariati, ma il quadro sarebbe stato più chiaro.

L’altra cosa di cui ci preme scrivere in questa breve replica è che considerare l’aiuto sociale come soluzione ai problemi economici della società implica ammettere due cose: a) in questo modo una parte della nostra economia è di fatto sussidiata, alla faccia del libero mercato e della libertà imprenditoriale; b) seguendo questa logica i tagli alla spesa sociale sarebbero criminali, mentre invece – a guardare la maggioranza del Gran consiglio e del Consiglio di Stato – sono pratica diffusa.

PS: al contrario di molti altri blog, cerchiamo di essere il più attenti possibile allo spazio dei commenti. Ce ne sono sfuggiti due, che abbiamo prontamente provvisto a eliminare, come nostra abitudine e regola. Questa è la nostra politica editoriale, ben coscienti che sia una lotta improba. Chiediamo scusa.

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