La natura solidale della riforma PV2020

Di Antonia Boschetti

Molti lavoratori a tempo parziale, raggiungendo un salario inferiore a 21’150 frs annui, si vedono negato l’accesso al 2° pilastro. Di conseguenza, il 1° pilastro diventa la principale fonte di guadagno di numerosi pensionati e pensionate. Approvata dal Parlamento, la riforma PV2020 intende migliorare la situazione economica degli ex lavoratori aventi, come unico reddito di vecchiaia, il 1° pilastro. Con l’incremento dello 0,3 % delle deduzioni salariali, la metà del quale verrà coperta dal datore di lavoro, le rendite individuali aumenteranno di 840 frs annui.

Per rinforzare gli averi di vecchiaia degli assicurati appartenenti alla categoria a basso salario -costituita per 2/3 da donne e comprendente salari annui tra 21’150 frs e 55’000 frs-, la riforma intende agire sul 2° pilastro sottoponendo alla previdenza professionale una parte maggiore del salario. Tagli e manovre compensative fanno dei lavoratori e delle lavoratrici a tempo parziale o a reddito basso i primi beneficiari della riforma, mentre le fasce di reddito alto saranno soggette ad un innalzamento solo lieve della propria assicurazione vecchiaia.

Al fine di coprire i costi legati al rafforzamento dei pilastri, la riforma propone di armonizzare a 65 anni l’età pensionabile di uomini e donne. Considerate le disparità salariali tra i generi, non stupiscono le voci contrarie all’aumento dell’età pensionabile delle donne eppure, ostacolare la riforma PV 2020 non muove passi verso le pari opportunità. Essa si prefigge di diminuire lo scarto delle rendite pensionistiche tra uomini e donne attenuando il gender pension gap conseguente alle disparità salariali vissute in età lavorativa.

Con la riforma, la previdenza per la vecchiaia vuole confermarsi quale cemento per la buona coesione sociale conferendo maggiore sicurezza ai lavoratori e alle lavoratrici, specialmente se a tempo parziale o a reddito basso.

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