L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: La versione di Paul

Di Gherardo Caccia

È lunedi mattina, è la vigilia di Natale. Paul ha dormito male, malissimo. Malgrado la comoda stanza d’albergo, malgrado il profumo dei lauri che a dicembre sono in fiore, malgrado fosse al sicuro, aveva dormito male, agitato. Solo alle tre era riuscito ad addormentarsi, e alle 7 e trenta già era in piedi. Aveva dormito fuori casa. A casa sua non si sentiva più sicuro e quel giorno sarebbe ripartito dritto per Parigi, lasciando Arles una volta per tutte, come già più volte aveva minacciato di fare. Dopo aver pagato per la stanza scese in piazza Victor Hugo e vide, di fronte a quella che era la sua casa, un gruppo di poliziotti e un commissario di polizia in borghese, con tanto di bombetta. Il suo coinquilino, fonte di quel suo malessere provenzale, l’aveva combinata grossa stavolta. I sensi di colpa si mescolavano alla rabbia. Lasciar da solo quell’uomo non era stata una mossa saggia. Già negli scorsi giorni screzi e scatti di follia erano stati sedati da Paul, l’unico che sembrava capace di placarlo.

Ma ieri notte Paul non ce l’ha più fatta, e dopo l’ennesima reazione sconsiderata, minacciato da un rasoio, decise che se ne sarebbe andato al sicuro a dormire da un ‘altra parte. Paul si avvicina alla casa, dice all’uomo in bombetta di esserne l’inquilino e chiede cosa stesse succedendo. Il commissario guardò quell’uomo sfatto, con la barba incolta e con l’aria devastata da una notte agitata gli fece segno di entrare. “Lo abbiamo ricoverato d’urgenza il suo amico, ha perso molto sangue, ma sopravviverà.” In casa era pieno di lenzuoli inzuppati di sangue, tracce rosse per la scala e nella stanza da letto. Sembrava ci avessero macellato un maiale. Paul raccolse i suoi pochi averi e si allontanò. Non andò mai all’ospedale, non tornò mai più in quella casa. La sera stessa Paul era su una carrozza ferroviaria in direzione di Parigi.

Il 30 dicembre 1888 sul quotidiano Le Forum Republicain si poteva leggere un trafiletto di questo genere: “Domenica scorsa, alle 11.30 di sera, un uomo di nome Vincent Vaugogh, pittore, di origine olandese, si è presentato al bordello n°1. Ha fatto chiamare la ragazza di nome Rachel e le ha consegnato…il suo orecchio dicendole: -Custodiscilo come un oggetto prezioso -.”

Anni più tardi Paul lascerà definitivamente il vecchio continente in direzione della Polinesia dove finirà i suoi giorni dipingendo le donne del posto e ponendo attraverso i titoli dei suoi quadri tutta la sua inquietudine: “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”. Chissà se se lo è chiesto anche quella sera di vigilia, su quel treno per Parigi, con ancora negli occhi quei lenzuoli imbrattati di sangue. Di quell’amico pazzo che poi riuscirà ad uccidersi due anni dopo, con una pistola. Quando muore, dall’altra parte del mondo nel 1903, sopra una pietra, scritto con un po’ di pittura bianca, oltre alla data compare solo il nome: Paul Gauguin.

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