L’atteggiamento sbagliato di Ghiringhelli

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Dopo aver assistito alla proiezione del film documentario “The Poetess”, durante la discussione alla presenza della poetessa saudita Hissa Hilal (la protagonista del film documentario proiettato al Festival del Film di Locarno) Giorgio Ghiringhelli del Guastafeste è intervenuto, sollevando una domanda e scatenando la reazione del pubblico, che lo ha fischiato.

Ghiringhelli, prendendo la parola, ha dapprima accennato al coraggio della Hilal per poi rimarcare che si è presentata, nel nostro Paese, non rispettando il divieto di nascondere e dissimulare il volto. La Hilal, che portava il chador e non il burka, ha spiegato che i motivi del suo coprirsi il capo con il velo sono da ricondurre alla sua sicurezza e incolumità, anche di tipo mediatico. Considerata la legge in vigore, Ghiringhelli ha oggettivamente fatto bene a porre la domanda. E dunque la domanda era più che pertinente. Trovo invece sia stato impertinente il modo con cui è stata posta la domanda, che aveva un tono accusatorio, polemico e preconcetto.

Hissa Hilal è un’attivista, una tra le donne saudite più coraggiose, che si ribella e sfida la sua cultura in Arabia Saudita, criticando la Fatwa, e mettendo in serio pericolo la sua vita perché è costantemente minacciata di morte. Anche solo per questi motivi dovrebbe essere considerata senza quel pregiudizio che acceca e impedisce una visione obiettiva della situazione. Con l’atteggiamento dell’attacco di chi gira vestito con la tuta d’assalto anche quando non ci sono guerre imminenti in atto viene meno la credibilità, perché non c’è discernimento e tutto diventa un nemico da annientare, anche il kebab. Si otterrebbe molto di più portando argomenti senza dover innescare un conflitto ad ogni costo.

In una situazione di belligeranza, o di ideologie opposte è risaputo che la miglior difesa è l’attacco, che il più delle volte però non considera il messaggio in uscita, perché chi attacca per difendersi si concentra sul destinatario da colpire senza valutarne l’impatto, ottenendo l’effetto contrario per se stessi e soprattutto per la causa che si sta portando avanti. Questo modo di procedere, questa guerra infinita permea la vita di tutti i giorni. Si combatte un nemico che lo si vive, forzatamente, come tale anche quando sta combattendo contro il potere, il terrorismo e il fanatismo ideologico, con le stesse nostre ragioni di fondo, con le quali anche noi lo stiamo osteggiando.

C’è tuttavia una sostanziale, e concreta differenza: Hissa Hilal la faccia la mette fuori, anche se porta il chador (o il burka quando è nel suo paese). Non dissimula perché non sta recitando in una fiction ma arrischia la vita tutti i giorni, contro l’estremismo, il terrorismo e le ideologie religiose.

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