Le due fatidiche scelte di Quentin Tarantino

Di Michele Blum

Se c’è qualcosa che ha sempre contraddistinto il grande regista Quentin Tarantino, icona eterna dell’olimpo del cinema, è la sua impressionante capacità di uscire dagli schemi. I suoi film, caratterizzati da lunghi dialoghi spumeggianti al limite del sano delirio e da scene di spettacolare violenza, sono un delizioso intrattenimento quasi impossibile da imitare. Impossibile persino per lo stesso Tarantino che, di fronte al tempo che passa e che non torna più, invecchia e matura come un buon vino.

Lui, l’eterno ragazzone single, celebre feticista dei piedi femminili e appassionato sceneggiatore di magnifiche storie inventate da una mente geniale, spiazza il mondo con due scelte, una più importante dell’altra. La prima riguarda la proposta di matrimonio che il nostro ha fatto all’affascinante modella israeliana Daniela Pick, a Los Angeles. E guai a dire “e chissene frega”, perché i film di Tarantino li scrive Tarantino e stavolta il suddetto è innamorato. Capite? Innamorato. Sarebbe da ingenui credere che l’amore non influisca sulle future sceneggiature al punto da non stravolgerne stile, personaggi e – soprattutto – storie.

Arriviamo quindi alla seconda importante scelta del regista: il prossimo film di Quentin Tarantino sarà – per la prima volta – ispirato a fatti realmente accaduti, che interessano lo psicopatico assassino Charles Manson (tutt’ora impegnato a scontare la pena di morte commutata in ergastolo, seppure pare che si trovi in ospedale perché gravemente malato) e della sua setta esoterica che fondò alla fine degli anni ‘60: “The Family”. E fortuna che Quentin è innamorato. Grazie, Daniela Pick.

Le malelingue pensano che la decisione di sviluppare un film su Manson sia una forma di debolezza, come se Quentin Tarantino avesse esaurito la sua vena artistica tanto da costringerlo a ripiegare sulle biografie. In realtà è vero il contrario: ci vuole un talento e una forza enorme per raggiungere l’obiettivo che Tarantino si è fissato. In primis, su Charles Manson è stato girato di tutto: telefilm a due puntate, documentari, serie tv, lungometraggi e un’infinità di film-tv. Quindi Tarantino dovrà superare se stesso e gli altri per portare sul grande schermo un prodotto nuovo, originale, all’altezza dei film tarantiniani precedenti e che sappia dare qualcosa in più rispetto a quanto non sia già stato proposto al grande pubblico. La pressione in ballo non è poca. In secundis, sorge il grosso problema del dosaggio della violenza che stavolta non può essere smisurato a piacere (o forse sì, dipende). Buona parte dei familiari delle vittime di Manson sono ancora vivi e se già l’America in passato si era divisa in due per metabolizzare scene sanguigne di trame inventate, con un film feroce e di cronaca tutto sommato ancora calda, le reazioni potrebbero essere molto più infuocate del previsto.

Ma, probabilmente, a Quentin Tarantino di questo non gliene fregherà un cazzo.

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