Riflessione del 1. agosto

Ogni anno, in occasione della nostra Festa nazionale, mi pongo sempre la stessa domanda: che cosa accomuna davvero noi ticinesi e, chessò, un glaronese, un appenzellese, un nidwaldese, uno svizzero tedesco in generale?

Ai romandi, non so perché, non penso mai come confederati. Mi sono sempre sembrati troppo concentrati su se stessi, con piccole manie di grandezza nel solco della più classica e sciovinista tradizione gallica, sicché li escludo sempre dalle mie ipotesi di risposte. E dunque, cosa abbiamo in comune noi e quelli che chiamiamo con affetto “zucchini”?

La cucina? Direi di no… Älplermagronen, Zibelechueche, Chügelipastete, Rösti e Blutwurst prima ancora che impronunciabili, sono lontani anni luce dalla cucina mediterranea di noi latini;

Gli sport? A noi piacciono quelli classici come l’hockey, il calcio, lo sci, ma stando alla cronaca degli scorsi giorni, quelli veramente riconosciuti come nazionali sarebbero altri: l’Unspunnenstein, l’Hornussen, il Fahnenschwingen e ovviamente la Lotta, variazione alpigiana del mud wrestling che anziché praticato da procaci tettone nel fango, oppone nel truciolato due rubizzi ragazzotti in mutande di cuoio;

La Musica? Mah… Pochi giorni fa è deceduto il più famoso rocker svizzero della storia, tale Polo Hofer… Ora, alzi la mano chi in Ticino lo aveva mai sentito nominare; e se qualcuno di voi la alza, allora o è zucchino d’origine o mente o lo confonde con Polo Ralph Lauren!
Personalmente ricordo solo la Pepe Lienhard Band che veniva menzionata unicamente quando si volevano prendere per il culo i gusti musicali di qualche amico;

La letteratura? Beh, qui di talenti svizzero tedeschi amati pure da noi ticinesi invero qualcuno ce n’è: Dürrenmatt, Frisch, Bichsel, Keller (che peraltro rifiutava l’etichetta di scrittore svizzero perché si considerava un autore di opere letterarie tedesche), Gotthelf, Meyer, tuttavia la nostra cultura letteraria affonda le sue radici a sud e le nostre librerie domestiche, se ne rimane traccia, annoverano piuttosto i grandi classici della letteratura italiana (e ticinese!);

La moda? No, dai, questa è una battuta, me lo concederete. Noi ticinesi non riusciamo a trovare divertente vestirci al buio e non andiamo a teatro vestiti da escursionisti, con lo zaino e la piccozza.

Cosa resta? In definitiva poco, direi…

Eppure, qualcosa in comune ce l’abbiamo ed è, manco a dirlo, talmente importante e fondamentale che tutto ciò che ci differenzia appare ininfluente: l’amore per la democrazia diretta, per la nostra sovranità multiculturale, per il rispetto e la tolleranza nei confronti delle persone, degli animali, delle cose e della Natura. Ci accomuna una naturale diffidenza e un gusto a volte un tantino masochistico per la diplomazia. Ci piace riflettere sulle cose e aspettare, e pure tanto, per vedere come evolvono prima di decidere.

Perché, in fondo, essere svizzeri non è una bandiera, un inno, uno sport, un piatto, una canzone, un libro… Essere svizzeri è qualcosa che ti senti dentro, non sai bene perché… È così e basta.

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