Si cambia nome!

L’aparthotel Arosa, che imponeva ai clienti ebrei di farsi la doccia, è stato ribattezzato in Apartheid Arosa.

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Commenti da Facebook

  • vabbeh,,, so ragazzi.. non aizziamo il pomo della discordia … yaya la land

  • “Non ho fatto apposta”, “non ci ho pensato”, “non volevo”… La Shoà è ormai lontana, il Giorno della Memoria che a scuola è diventato un’abituale, magari noiosa, giornata di studio, sembra non lasciare tracce… L’anafabetismo funzionale è anche questo. Non sapere, non vedere, non capire, non riflettere, vivere come viene viene. L’antisemitismo, quando è “involontario” è il peggio del peggio. È un buon termometro: misura bene il razzismo di tutti coloro che : “Non sono razzista, però…” iniziando sempre con il solito “non ce l’ho con gli ebrei, però…”.
    Una domandina: ma gli alfabetizzati, a parte versar lacrime e strìder di denti, cosa pensano che si potrebbe fare per correggere il trend?

  • la doccia, poi! ma un pochino di storia si studia ancora?

  • Comunque bella sputtanata, andate a vedere cosa dicono sui siti americani o israeliani, bisogna avere il cervello come un cocorito per fare una cazzata del genere, non può non sapere cosa ha significato la shoah, imperdonabile

  • Certo che ci vuole già tutta per accusare di antisemitismo un albergo la cui clientela è costituita dal 90% da ebrei ortodossi, alcuni dei quali hanno preso posizione in suo favore sui media israeliani, dopo l’inizio di una polemica alimentata ad arte da uno stupido cartello. Ma si sa, l’industria dell’olocausto lavora sempre a pieno regime ed il signor Bollag di Lugano è arrivato ad accusare di antisemitismo genetico (sic!) gli svizzeri tedeschi. Naturalmente, dato che l’accusa arriva da un ebreo e sionista, non può trattarsi di razzismo, vero?

  • Suvvia, se si è seguita la vicenda si vede benissimo che la signora non è razzista, è diciamo di intelligenza non eccelsa. In tutti i sensi visto che ha fatto una cosa che sembra una barzelletta di cattivo gusto, nuocendo al business del suo stesso hotel. En plein totale

  • Dall’albergo si difende la firmataria dell’avviso, che da alcuni media svizzeri viene identificata come la direttrice e da altri come la portiera. «Ho scritto qualcosa di molto ingenuo nel cartello», afferma al giornale svizzero Blick, riconoscendo che sarebbe stato meglio rivolgere l’avviso a tutti i clienti, e non specificamente agli ebrei.

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