Sui social non c’è alcun rispetto per il dolore

Bene, benissimo ha fatto Fabio Pontiggia a definire, sul Corriere di sabato 19 agosto, “barbarie” la corsa a fare foto e video ad effetto dei morti e dei feriti della Rambla di Barcellona, la loro folle esposizione nell’altrettanto folle mondo social, il disprezzo per la vita umana che si sta spegnendo, il non tenere la mano a una persona in difficoltà ma il fotografarla.

Hanno senso, servono a qualcosa questo mettere in piazza senza motivo il dolore (altrui), questo appiattimento, questo piegarsi all’indegno? Ad esempio, occorre ribadire – di questi tempi l’ovvio non sembra esserlo più – come ci sia tutta la differenza del mondo tra giornali e Facebook, tra fotografi professionisti e sciacalli da social network. Mi tornano in mente le parole di Gabriele Putzu, fotografo di Ti-Press e Keystone, dette pochi mesi fa in una sua lezione al Corso di Giornalismo della Svizzera italiana: “il lavoro in osmosi tra fotografi e giornalisti, il buonsenso, la professionalità e il rispetto per il lettore devono fare da guida”. Buonsenso. Professionalità. Rispetto per il lettore. Tutte cose che Facebook e Twitter, primi insegnanti di un pericoloso “fai da te” che porta qualsiasi utente a credersi editorialista del New York Times o fotografo vincitore di Pulitzer, hanno letteralmente cancellato. Sui giornali sono state pubblicate le immagini di Barcellona, ma la quasi totalità di esse, al contrario di quanto successo nei social network, erano ben inserite in un contesto di cronaca, di spiegazione di quanto successo. Non pubblicare queste immagini di donne, bambini o uomini, significa abdicare al regno della mediocrità e del clic, dell’incetta di like e del protagonismo di signori nessuno. Significa mascherare la realtà. Ma è compito di chi fa informazione spiegare questa realtà, non dell’utente Facebook o Twitter di turno.

Se ci si rompe un tubo in cucina chiamiamo l’idraulico, non un calzolaio. Se bisogna far costruire un ponte si chiamano geometri e architetti, non si cerca un tutorial su Google. Le cose vanno fatte fare a chi le sa fare. Con le fotografie, gli articoli e le analisi perché è tanto difficile seguire una regola tanto chiara, quanto semplice?

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Commenti da Facebook

  • Purtroppo abbiamo una generazione di idioti

  • Non parliamo dei giornali professionisti, che ìn questi casi, trovano le fondamenta:
    Delle proprie ragioni d’esistere……più raccapriccio più acqua al proprio mulino…non è certo il caso di Pontiggia, ma di emeriti colleghi….

  • Non dimentichiamo che i fotografi professionisti,da che mondo è mondo,si portano sempre dietro qualche bambolina rotta o un peluche da sistemare davanti all’obiettivo per drammatizzare le immagini. E quelli che rallentano in autostrada per guardare un incidente ci sono sempre stati. Insomma,niente di nuovo,solo più in grande.

    • Werner Weick

      Ma che cavolo sta dicendo?! I “fotografi professionisti” si porterebbero “in giro bamboline rotte” per drammatizzare le immagini.”… Sarà stato anche vero, in qualche caso, ma si rende conto che affermazioni generiche come le Sue, espresse con l’impulsività di un rutto,, sono proprio al centro del discorso che Jacopo sta cercando di farle capire?

    • Esatto, niente di nuovo. Adesso però ci accorgiamo che non sono solo un paio di eccezioni, bensì un esercito di trogloditi. E, forse, dovremmo cominiciare a chiederci se siamo pronti per tutta questa tecnologia.

  • Sui social non c’è rispetto. Punto.

  • Parlando di rispetto, è ricicolo mettere la bandiera di Spagna se parlate dell’attentato di Barcellona. Siete capaci di sapere perché?

  • Barcellona è una città della spagna, il barcellona gioca nel campionato spagnolo, il tanto famoso referendum peraltro non riconosciuto deve ancora tenersi, e ho letto che non va poi così bene per gli autonomisti. ridicolo credo che sia il signor nessuno a caso, ben definito dall articolo, che viene a fare lezioncine sui social network.

  • È pornografia – pornografia del male. Ma ricordo che sono stati i stessi media-professionals che hanno fatto una lunga lotta contro chiunque che volesse darli un freno… ora, che non ė piu il loro privileggio, non va piu bene ? Vale il vecchio Goethe nell,apprendista stregone – “i spiriti che chiamò…”

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