Una nuova coscienza viene dalla Chiesa

Di Roberta Condemi

L’estate che sta per volgere al termine è stata all’insegna di numerosi episodi di intolleranza.

Dal razzismo nei confronti di giovani naturalizzati di seconda generazione, come l’aspirante cameriere che si è visto rifiutare un posto di lavoro per il colore scuro della sua pelle, o la ragazza scartata da un concorso canoro -sebbene in possesso della cittadinanza italiana come da regolamento- perché nata da genitori africani, o la giovane non assunta in un negozio perché fidanzata con un nigeriano, fino ai violenti sgomberi di rifugiati accampati in Piazza Indipendenza a Roma.

E, da ultimo, gli attacchi ignobili e sessisti al Presidente della Camera italiana Laura Boldrini, rea, nell’immaginario collettivo, di difendere oltremodo i migranti a scapito degli autoctoni.

Basta poi dare un’occhiata ai commenti alle notizie sui social network, ma anche solo prestare ascolto alle conversazioni nei bar o sui mezzi pubblici per rendersi conto che l’ondata di intolleranza e odio nelle nostre città non conosce sosta, ma, anzi, si alimenta ogni giorno di più, fino a sfociare in preoccupanti rigurgiti di idee neofasciste o addirittura neonaziste.

Tuttavia, nel quasi silenzio generale dei politici di ogni schieramento, una speranza di risveglio delle nostre coscienze viene, forse, dalla Chiesa.

Innanzitutto da Papa Francesco, che nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 14 gennaio, ha preso posizione sullo ius soli e manifestato appoggio anche allo ius culturae. Secondo il Pontefice, infatti, al momento della nascita la nazionalità “va riconosciuta e certificata” e a tutti i bambini “va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria”.  Inoltre, per Francesco insistere sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale e diffondendo le buone pratiche di integrazione, è un impegno che la Chiesa vuole e deve assumersi, con l’ausilio della comunità politica e della società civile, ciascuna secondo le proprie responsabilità.

La lotta all’intolleranza non riguarda però solo Papa Francesco.  

A Pistoia don Massimo Biancalani è balzato agli onori della cronaca per aver pubblicato sul suo profilo social una foto in piscina con un gruppo di profughi nigeriani, gambiani e senegalesi. La giornata di svago, regalata ai giovani migranti dal sacerdote, era un premio per aver lavorato come cuochi e camerieri in una onlus.

“Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici”, ha scritto il sacerdote, ma sotto le foto dei ragazzi sorridenti in acqua ha ricevuto solo offese e insulti, la maggior parte dei quali a sfondo sessuale.

Come accade spesso nell’era dei social, la foto è diventata virale ed ha attirato le aspre critiche del leader della Lega Nord Matteo Salvini e dei suoi seguaci, fino a sfociare in veri e propri atti di vandalismo, come il taglio delle gomme delle biciclette dei ragazzi migranti. Più grave , tuttavia, è stata la reazione degli attivisti del partito di estrema destra Forza Nuova, che si sono presentati alla celebrazione per “vigilare sulla dottrina” di don Biancalani. La ferma condanna della diocesi di Pistoia e del sindaco della cittadina toscana e il commosso sostegno della comunità di fedeli al parroco antifascista ha messo in minoranza gli attivisti di Forza Nuova cacciati con fischi e insulti. La comunità dei fedeli, ispirata dal suo parroco, ha dimostrato di sapere da che parte stare.

Infine, a Ostia, unico quartiere sul mare di Roma, don Franco De Donno si è temporaneamente congedato dall’attività nella parrocchia di Santa Monica, per dedicarsi a un progetto ambizioso: diventare “minisindaco” e seguire una nuova chiamata verso traguardi di giustizia sociale. Questa sua aspirazione è stata duramente criticata dal movimento estremista di destra CasaPound, che non perdona al sacerdote di essere da anni al fianco degli ultimi nella difficile comunità di Ostia, unico Municipio di Roma sciolto per mafia.  Don De Donno è infatti  responsabile della Caritas locale, si è occupato degli sfollati che vivono in pineta e della comunità degli stranieri che vive nella ex colonia Vittorio Emanuele sul Lungomare di Ostia e da 12 anni presiede lo sportello anti usura.  La comunità è dalla sua parte e lo difende nel suo impegno civico e sociale.

Queste storie di preti di provincia, unitamente al forte messaggio del Papa, dimostrano che, in assenza di laici che si occupino concretamente di questi temi  e nel silenzio assordante della politica, una parte della Chiesa sembra voler rispolverare il vero messaggio cristiano e metterlo al servizio della comunità per ricreare una nuova coscienza civica e combattere l’intolleranza. Un modo anche per scrollarsi di dosso il marchio infame delle accuse di corruzione e pedofilia e rinnovarsi attraverso la riscoperta del messaggio del Vangelo che altro non è che accoglienza e amore per il prossimo. E se troppe volte la Chiesa è intervenuta in battaglie sociali contro l’omosessualità o l’aborto, creando spesso un muro invalicabile tra sé e fedeli,  ora questi messaggi di accoglienza sembrano ridare speranza, come se la lotta all’intolleranza rinascesse da lì, dal prete di provincia vicino alla gente e lontano dall’ovattata Curia romana.  

Il messaggio del Vangelo (MT 25, 31-46): “perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (…) In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” rivive nelle azioni di questi sacerdoti. Ed è da qui che si deve ripartire.

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