5 brani italiani che vi faranno stringere il cuore

Di Marco Narzisi

Gli ultimi 20 anni della musica italiana hanno visto una vera e propria rivoluzione: superato il periodo d’oro dei cantautori e del rock progressivo e quello forse meno impegnato ma non per questo meno interessante degli anni ’80 e dell’elettronica, poi spazzati via dal ciclone – Grunge in arrivo da Seattle che nel bene o nel male ha un po’ rivoluzionato la scena mettendo al centro la spontaneità e l’immediatezza, oltre che una buona, bella, splendidamente sporca elettricità nei suoni buttando a mare synth e roba varia, dagli anni ’90 in poi è tutto un fiorire di nuove band in ambito rock e dintorni, la maggior parte delle quali continuano a cavalcare l’onda senza risentire del tempo che passa, e pensiamo agli Afterhours, ai Subsonica, ai Marlene Kuntz giusto per citare i tre più fulgidi esempi di gruppi che, nati sull’onda della rivoluzione degli anni ’90 sono tutt’ora dei punti di riferimento per il rock italiano.

Tutti queste band hanno prodotto un nuovo, splendido repertorio di brani rock, fra cui spiccano delle vere e proprie perle, pezzi di rara bellezza, a volte struggenti, altre emozionanti: vi presento quindi 5 brani da ascoltare a cuore aperto.

  • Dentro Marylin, Afterhours

Chitarre sporche come la voce graffiante che su un semplicissimo giro di due accordi crea un crescendo da pelle d’oca su cui appoggia un testo intriso di carnalità, un crescendo e se Mina ha sentito l’esigenza di farne una cover un motivo ci sarà.. da brividi.
Che sei il mio sovversivo, mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione, è il naturale processo di eliminazione.

  • L’abbandono, Marta sui Tubi

Delicatissimi arpeggi e un canto morbido che a volte si impenna a risuonarvi dentro: la fine di una storia di cui rimane qualcosa: solo un infinitesimo di me, di te di me, solo una parte infinitesima.

  • Nuotando nell’aria, Marlene Kuntz

Qui tocchiamo il sublime: atmosfera sospesa per metà del brano, come un’alba che sale piano dai tetti di una sporca città, illuminando un letto ormai vuoto; poi sale il rumore, fischi ed echi dissonanti che esplodono poi di colpo rimanendo come tappeto al finale in crescendo. Sublime
Odori dell’amore nella mente, dolente tremante e assente il cuore domanda: cos’è che manca?”

  • Le nostre ore contate, Massimo Volume

Esperienza non facile, quella con la musica dei Massimo Volume, un mondo in cui la parola da cantata si fa recitata, declamata, sviscerata dal profondo, illuminando la civiltà urbana nel pieno della sua splendida decadenza. È un pezzo tragicamente bellissimo, sulla sostanziale impossibilità di sfuggire, a volte, al personaggio che ci si è creati o che gli altri ci hanno creato, “le cattive abitudini, quasi sempre appagate” ; superando l’impatto con lo stile particolare, è da strapparsi il cuore dal petto.
ancora troppo presto per organizzare il proprio sgargiante declino/ma non abbastanza da non averne un’idea/io non ti cerco/io non ti aspetto/ma non ti dimentico” 

  • Monumentale, Baustelle

Un momento di intimità rètro, ampiamente crepuscolare nel tema: la pace dell’Eterno, il silenzio del cimitero Monumentale come memento mori di una civiltà retta ormai da consuetudini che pian piano ci disumanizzano e il recupero di questa umanità nello staccarsi per un attimo dalla futilità e contemplare la serenità della Morte. Struggente.
“Quindi lascia perdere i dibattiti,la rete, i palinsesti/per un giorno non studiare,non chattare, ma piuttosto stringi forte chi ti ama,fra le mute tombe del Monumentale,non c’è Dio e non c’è male, solo vaga oscurità.

 

Ti potrebbero interessare: