Civica: chi sono i cittadini?

Di Ermete Gauro

Chi sono i cittadini? Che cosa definisce un cittadino? Chi ha diritto ad essere cittadino?

È solo chi possiede la nazionalità del paese in cui vive o sono tutti coloro che vi abitano, vi lavorano, vanno a scuola, sono ammalati, sono rimasti invalidi, hanno perso il lavoro, eccetera? Chi abita in un territorio è cittadino in quanto abitante o occorre altro?

Chi escludiamo dal diritto ad essere cittadino?

Alcuni hanno risposte facili, a prima vista inoppugnabili, sicure, assolutamente inattaccabili.

Per altri invece rispondere risulta più difficile, richiede una riflessione più profonda, che necessita riferimenti ad altri concetti altrettanto complessi: identità, cultura, appartenenza.

Come porsi di fronte a questi temi? Come considerare gli altri di noi?

Non sono domande nuove, e non ci sono nemmeno risposte assolutamente nuove. Sono però domande che rimangono essenziali, soprattutto oggi, dove tutto è in movimento: imprese, capitali, persone. Certamente offrire risposte semplici, apparentemente ovvie, è rassicurante, o perlomeno permette di distinguere il “noi” dagli “altri di noi”, e magari di escluderli, se essi non corrispondono ai nostri criteri di valutazione. Ma siamo sicuri che il “noi” sia così omogeneo? Non lo credo. Ci sono infatti diversi “noi”: i ticinesi doc (quali sono?) e, per usare un’espressione di Jannacci, quelli che tengono all’Ambrì, quelli che tengono al Lugano, quelli ai quali l’hockey non interessa per nulla, quelli del sopraceneri, quelli del sottoceneri, quelli … . Quindi tutti apparteniamo allo stesso tempo a un “noi” e un “altro di noi”. C’è grande mobilità (fisica e virtuale: viaggi, facebook, eccetera); le possibilità di conoscere altri luoghi e altre persone sono moltissime e diversificate, ma la paura dell’altro, del diverso, è diffuso in tutta l’Europa. Dal “cittadino del mondo” si ritorna alla chiusura, al ripiego sulla propria piccola realtà; da una parte i cittadini “veri” e dall’altra gli altri, ma che non rompano e che si adeguino, se no, fuori!

Cosa c’entra questo con l’iniziativa sulla civica, direte voi. C’entra, c’entra.

La civica è importante, a scuola serve a formare i cittadini, quindi bisogna insegnarla separatamente da ogni altro contesto, in modo che sia chiaro che quelle sono le nozioni importanti, che non si scherza.

Oppure la civica è quella cosa che serve per capire dove si vive, come si è arrivati lì, come funzionano sia la nostra piccola realtà sia realtà più grandi, come funziona la nostra società, se ci sono e ci sono stati altri modelli e come funuzionano o hanno funzionato, come ci si relaziona con gli altri.

E’ sufficiente sapere che cosa sono iniziativa e referendum senza metterle in relazione con il concetto di democrazia, da a dove viene, perché molti considerano il modello in crisi?

Oggi è di moda parlare del popolo (il popolo ha deciso, ha votato, eccetera); ma quale popolo? E cosa rappresenta quantitativamente questo popolo? Chi ne fa parte e chi no?

Perché? E’ dappertutto così ed è sempre stato così?

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