Civica, facciamoci male da soli

Due ore al mese di “Educazione civica, alla cittadinanza e alla democrazia”. Secondo gli iniziativisti  la scuola non forma i cittadini di domani, i giovani sembrano non conoscere la storia del nostro cantone e soprattutto paiono ignorare totalmente i meccanismi della nostra macchina istituzionale e democratica. Boh.

Guardando le linee guida e gli obbiettivi imposti dal cantone in merito, per tutti i nove lunghi anni della scuola dell’obbligo il fulcro dell’intero programma scolastico è l’impartizione indiretta e diretta dei principi civici fondamentali, specialmente collegati a materie quali storia e geografia. Certo il cantone non impone un programma dettagliato, ogni insegnante imposta liberamente le lezioni: l’importante è centrare gli obbiettivi dettati dal dipartimento dell’educazione, entro il termine del percorso scolastico obbligatorio. Per semplificare il lavoro degli insegnanti nel 2007 il DECS ha pubblicato il manuale per lo studio e l’insegnamento della Civica nelle scuole medie, un testo chiaro, semplice, diretto, supportato da brevi filmati e corredato da test per verificare la comprensione dei vari argomenti.

Ciò nonostante, secondo uno studio della SUPSI risalente al 2012, i giovani non sono preparati in civica (anche se questo studio, se letto meglio, dice anche molto altro). Cosa manca? Una chiara etichetta di cosa si stia studiando? O come dice il Boris sul Mattinonline in realtà ad ora la civica “è insegnata per finta”?

Direi piuttosto che qualche partita a battaglia navale in meno durante la lezione di storia e civica non avrebbe fatto male al giovane signor Boris, che pare essersi dimenticato i fondamenti istituzionali del nostro vivere civile, soprattutto sul suo giornale. Per lui avrebbe torto la casta degli insegnanti, che unitamente al consiglio dei genitori, si oppone strenuamente a questa iniziativa che li porterebbe a tradire senza volere il loro ruolo di educatori? A meno di non sacrificare all’altare dell’amor di patria non solo le ore di storia, rischiando di ridurre la materia ad una corsa ad ostacoli senza scopo fra date e nomi.

Dillena, sul Corriere, rincara la dose. Essere contro la Civica come materia separata dimostrerebbe il disamore della sinistra verso la patria. L’importante, a quanto pare, è partire con il piede giusto in vista delle prossime elezioni politiche ed aver la meglio sulla casta dei docenti radical-chic che sembra tenere tanto (almeno sentendo la destra) a distruggere il sistema scolastico e politico in cui essa stessa vive.

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