Consigliere federale Cassis, ora inizia il difficile

Di Redazione

Ignazio Cassis al secondo scrutinio, con 125 voti, è stato eletto Consigliere federale. Per un latino è una buona votazione: Alain Berset nel 2011 ottenne 126 voti, sempre al secondo scrutinio; Didier Burkhalter ne ottenne 129, ma al quarto scrutinio; Guy Parmelin, membro del gruppo più numeroso delle Camere federali, ne raggiunse 138 al terzo scrutinio. Insomma, siamo nella media.

Sebbene in Ticino la festa sia ai massimi occorre, smaltita la sbornia, rimettere la chiesa al centro del villaggio e rendersi conto di come il difficile inizi ora. Le promesse di un candidato davanti ai gruppi parlamentari, non siamo nati ieri, sono spesso promesse da marinaio; le interviste per mesi rilasciate a ogni tipo di media vengono messe in un cassetto e lì dimenticate. Ora Cassis sarà uno su sette, nella stanza dei bottoni. E gli interessi che dovrà perseguire saranno quelli della Svizzera, non solo della sua regione di provenienza. Sarà, dovrà essere così su numerosi dossier: dai rapporti con l’Europa alla sanità, dall’economia alle sfide che un mercato del lavoro in continuo cambiamento pone davanti. Pensare di aver eletto un “lobbista del Ticino” è un errore da non fare.

Nonostante giubilo e feste, per Cassis il terreno in Ticino sarà minato. A breve arriveranno le comunicazioni sull’aumento dei premi di cassa malati per l’anno prossimo, l’occupazione e l’assistenza sono problemi sempre più gravi e avvertiti, la Lega dei Ticinesi avrà il dente avvelenato per non poter più autorappresentarsi come unica voce del Ticino a Berna. L’impressione è che il compito che lo aspetta sia molto più gravoso di quanto sembri oggi, tra una bottiglia di champagne, le bandiere al vento e i (giusti) discorsi sulla coesione nazionale, sulla carta, ritrovata.

[j.sc]

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