Ecco perché non guarderò il derby

Di Gion Bosconero

Mi posso definire un tifoso storico dell’Ambrì. Andavo in curva ad organizzare il tifo, alla buona, quando la maggior parte di quelli che la frequentano oggi o non erano ancora nati o erano in fasce. Ai tempi non c’era nemmeno l’autostrada che ti portava ad Ambrì e le trasferte si facevano carichi di sacconi riempiti all’inverosimile di carta ritirata presso la Cartiera di Tenero e lumini che i fratelli Donati dalla cartoleria ci regalavano per le coreografie della curva.

Ogni mezzo era buono: autostop, treno, furgone degli scout, macchine dei genitori. Addirittura anche la moto. Pur non sentendomi un “turista”, negli anni ho frequentato meno la pista. In ogni caso l’Ambrì è sempre stata l’unica squadra di qualsiasi sport che mi sia mai interessata. A parte la nazionale, evidentemente. Ma questa sera io il derby in televisione non lo guarderò e come negli anni ‘80 ascolterò la RSI . Interesserà a pochi, forse, questo mio piccolo atto di resistenza in difesa del servizio pubblico. Tutti gioiscono, anche giustamente, di vedersi salvate le dirette dei derby. Ma nessuno, o quasi, ha riflettuto sul fatto che aver impedito alla RSI di trasmettere i derby è stato un incredibile atto politico contro la televisione pubblica. Io penso che se siamo disposti a barattare il servizio pubblico e la libertà di opinione per quattro partite di Hockey allora siamo davvero messi male. I Romani questa cosa la conoscevano bene, imbesuendo il popolo nei loro circhi. Ma proprio perché la Storia devi insegnarci qualche cosa allora tutti dovremmo reagire a difesa del servizio pubblico che è uno dei beni più preziosi che noi abbiamo.

Così, buon derby a tutti. Io accenderò la radio e mi lascerò cullare, allora, dall’immaginazione arricchita dal commento radiofonico. Ma lo ammetto: forse a causa del suo Presidente per la prima volta l’Ambrì mi è un po’ meno simpatico.

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