Il PS e il deserto dei tartari

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Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, l’Impero Tedesco utilizzò la tattica della cosiddetta “guerra-lampo” prevista dal Piano Schlieffen, ovvero sconfiggere e occupare rapidamente la Francia anche violando la neutralità del Belgio e dell’Olanda, contando sull’estrema lentezza della mobilitazione dell’ “Orso Russo”, ovvero dell’esercito zarista.

Poco più di 100 anni dopo gli imperi sono scomparsi, ma sembra che questa abitudine a mettersi in moto molto lentamente sia passata anche alla successiva URSS e per transitività, ereditarietà o mero spirito di emulazione, anche ai suoi tardi epigoni, in particolare al Partito Socialista Ticinese. Non ho altre spiegazioni per comprendere come, dopo tre e dico tre giorni che l’UDC imperversa su tutti i media rilasciando uno sproloquio dietro l’altro sulla vicenda del malcapitato docente di Barbengo, ancora dal PS non si sia visto ancora neanche un colpettino di tosse, un “Toc Toc”, un “Sto arrivando, mamma, butta la pasta”.

Voglio dire: QuestiQui, che sono poi come QuelliLì ma con la formazione, in tre giorni hanno chiesto sospensione, licenziamento, impalamento in pubblica piazza, fucilazione, esilio in Tajikistan, invio in clausura del docente. Roba che neanche se gli si fosse stato presentato davanti il mostro di Milwaukee. Sono stati così rapidi e invasivi che il povero Robbiani, colto chiaramente di sorpresa, ha dovuto prendere un post di una docente a caso, neanche fosse su Tinder a cliccare Like alle tipe random, e arrabbattare in quattro e quattr’otto un’interrogazione alla buona che non si è filata nemmeno il Mattinonline. Addirittura hanno calato il carico da 11 facendo scendere in campo nientepopodimeno che un consigliere nazionale, Marco Chiesa, che è arrivato un po’ come quello che si presenta all’ultimo minuto alla festa vegan con 2 kg di costine sparando roba a caso sul non far più lavorare il docente in Ticino, giusto per toccarla piano.

E noi qui, come il sottotenente Giovanni Drogo ne “Il Deserto dei Tartari”, stiamo aspettando che il PS si metta in moto, con un comunicato, una dichiarazione, un post su Facebook, un piccione viaggiatore che magari la faccia in testa a qualche UDC. Niente. Un insegnante, un lavoratore, un padre di famiglia con due bambini è messo sulla graticola da QuestiQui solo perché si è azzardato, o meschino, a dire mezza cosa, e voi muti. Se volete fare come Simon&Garfunkel e suonare The Sound of Silence vi do una dritta: in realtà state interpretando 4′33” di John Cage (non ve la spiego, googlatela).

Ragazzi, anzi, compagni, ora, non è per mettervi fretta, io lo so che le buone vecchie abitudini da centralismo democratico non si mollano dall’oggi al domani, lo capisco che le parole vanno pesate, che se sei troppo morbido sei imborghesito o se invece ci vai troppo pesante allora sei uno stalinista; ma insomma, io ve lo dico, così, spassionatamente e con tutto il bene del mondo: FATE QUALCOSA.

QuestiQui stanno occupando tutto, fra un po’ mi troverò Galeazzi al cesso che mi interroga su cosa ha mangiato il docente di Barbengo o Rusconi che mi piscia il cane in giardino. E dai! Io sono d’accordo che ogni cosa va fatta con i suoi tempi, ma qua a momenti la Filippini va in pensione e ancora dovete decidere chi deve decidere su cosa deve dire quello che deve dire a chi deve parlare cosa dire. Ma buttatela lì, fate una pernacchia a Marchesi, dite a Chiesa di farsi li ca**i sua, cantate l’Internazionale come serenata alla Sassi Ceresoli sotto casa, ma, vi prego, vi supplico, vi imploro: DITE QUALCOSA, che qua a forza di silenzi mi stanno a fischiare le orecchie. Dà fastidio, sapete?

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