La civica in salsa Trump: mani sul cuore bastardi!

Di Libano Zanolari

Anno Domini 2040: Elvezio Bignasca, figlio di Boris, sulle orme del mitico avo “Nano” ottimo calciatore, porta il Lugano in Champions League e al primo turno affronta la Roma del presidentissimo Totti. Dopo uno 0 a 0 a Cornaredo, con una sassata da 30 metri all’incrocio dei pali, il 18enne talento ticinese elimina i romani che si affrettano a fargli una proposta irrinunciabile: 4 anni di contratto a 7 milioni l’anno. Ma nel 2043 il nipote di “Nosferatu” La Russa vince le elezioni, impone l’inno nazionale, l’obbligo di cantarlo e la mano sul cuore. Come si comporterà il nostro Elvezio figlio di tanto padre e d’una “Bionda Aurora” che nel frattempo ha sposato una ragazza “der Testaccio” ed è stato obbligato ad acquisire la doppia nazionalità? Romperà il contratto perdendo un sacco di soldi danneggiando anche la Lega che vanta una quota-parte, o canterà a squarciagola che la vittoria è stata creata da Dio, pari-pari, “schiava di Roma?

Nel frattempo Trump, vanamente sollecitato dagli inviati di TV Roma Caput Mundi, non ricorda più nulla del memorabile “figli di …” rivolto ai giocatori di football americano che snobbarono l’inno e la bandiera nel lontano 2017. Anzi, in un terribile scatto d’ira dovuto a demenza senile, stende l’operatore con un “uppercut”.

Pure noi rossocrociati amiamo il nostro inno, ma non lo intoniamo in occasione di un Lugano-San Gallo, per dire. In America invece fa parte del gioco, su tutti i campi indigeni. Ma da quando il “quarterback” dei S. Francisco49ers Colin Kaepernick si è inginocchiato per protesta contro i poliziotti che si esercitano nel tiro al piccione sui neri, qualcosa è cambiato. Intanto Colin è rimasto senza squadra, sistematicamente boicottato, e poi nell’ultimo week-end le cose sono precipitate, da quando Trump se l’è presa a modo suo con chi non solo non mette la mano sul cuore, ma cade pure in ginocchio, proprio come Kaepernick: a questo punto, non sarebbe bello se qualche proprietario della NFL dicesse al suo giocatore: – fuori dalle palle, figlio di puttana! , sei licenziato! – diventerebbe l’uomo più popolare d’America (get the son of a bich off the field right now. Out! He’s fired. He’s fired!). Ma i “figli di …”, i “sanababicc” degli emigranti ticinesi reduci dagli States, hanno risposto in modo sorprendente, imitando in molti casi Kaepernick, in particolare lunedì scorso a Glendale, Arizona. Con un particolare che fa colpo perché con i giocatori degli Arizona Cardinals e dei Dallas Cowboys, nella stragrande maggioranza neri, si è inginocchiato anche il bianco Jerry Jones, proprietario dei texani.

Ma la cosa paradossale, tragicomica, è che Trump, nella lotta per la candidatura repubblicana in Alabama, attaccando i campioni del football americano, quasi tutti neri, voleva dare una mano a Luther Strange contro l’ultraconservatore e razzista Ray Moore, che ha fatto mettere una tavola dei Dieci Comandamenti nella Palazzo di Giustizia e abolito le unioni civili fra omosessuali. Impresentabile persino per Trump… Ma gli elettori repubblicani hanno evidentemente ritenuto Strange, troppo “liberal”, troppo “socialist”… e hanno eletto Moore che ora affronterà il candidato democratico! Intanto, In un comunicato ufficiale, il “commissioner” della NFL Roger Goddell, fa sapere che “simili commenti tesi a dividere il senso di unità e di cultura comune del nostro Paese dimostrano un’ infelice mancanza di rispetto per il movimento, e l’incapacità di comprendere il grande impatto positivo che ha nelle nostre comunità”. Il direttore esecutivo DeMaurice Smith aggiunge che il football della NFL “rispetterà sempre i diritti costituzionali dei cittadini”, ossia, la libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento. Il caso Kaepernick ricorda quello più famoso del 1968, con il pugno alzato avvolto in un guanto nero di Tommie Smith e John Carlos, che ebbero anche la solidarietà del secondo classificato, l’australiano Peter Norman.

I due pagarono l’ostracismo dell'”establishment”, che gli USA imposero anche all’Australia per Norman, non convocato per le Olimpiadi del 1972 malgrado il limite ampiamente raggiunto. Lo sport europeo esclude ogni espressione “politica” sui terreni da gioco. Ma un conto è far propaganda per un partito, un altro manifestare il proprio impegno civile contro l’ingiustizia, la repressione e l’imbarbarimento dei costumi. Non sempre nella storia si può (si deve) rispettare la legge. Dipende dalla sua bontà, dalla sua umanità, e dalle circostanze della sua imposizione. Molti americani, contrariamente a noi europei, in questo caso hanno invocato la base della loro Costituzione: la libertà di pensiero.

 

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