Lega: No Billag, Sì radio italiana

Di Redazione

La Lega e il Mattino ci hanno abituati a ogni tipo di incoerenza, ma quella che andiamo ad evidenziare oggi è seconda solo a quella inarrivabile dell’assumere frontalieri durante la campagna di “Prima i nostri”.

Nella stessa edizione del Mattino, domenica, infatti, sono riusciti a mettere a segno una combo sensazionale: prima una pagina che incita alla No Billag con gli autorevoli pareri di esperti ed intellettuali del calibro di Lara Filippini e Alain Bühler, poi una pagina agiografica su Radio Sportiva, radio italiana con sede a Pisa e studi a Prato che segue l’attualità sportiva. Insomma: la SSR muoia subito (e di conseguenza la RSI), tanto chi ci parla di pallone lo abbiamo ed è tal Michele Plastino, direttore di questa radio azzurra che con passione ci tiene informati sui gol dell’Inter o sulle Ferrari che incocciano con Verstappen.

E “Prima i nostri”? E la tutela dei nostri posti di lavoro? La salvaguardia di ciò che siamo, e quindi anche la nostra radiotelevisione? Aria fritta e fuffa come al solito. Falsi paladini di un nazionalismo esasperato e alla prova dei fatti inesistente, i leghisti ormai sono riusciti piroetta dopo piroetta a rendere normale ciò che non lo è in alcun modo: fare i protezionisti e assumere frontalieri, urlare contro Mammone e riempire il baule al primo Carrefour, fare i No Billag ed essere lobbisti di UPC, fare ancora più i No Billag e fare una pagina intera su una radio italiana. E tutto ciò, perdonerete, no, non è normale: è prendere in giro.

Dire No Billag significa dire No SSR. Numerosi studi, ultimo quello del BAK Basel pochi mesi fa, hanno dimostrato come l’impatto nel tessuto economico ticinese della RSI sia di gran lunga maggiore rispetto al canone versato. Otteniamo più, ma molto più di quello che diamo. E se la SSR venisse abbattuta dall’iniziativa No Billag o se chiudesse all’improvviso i rubinetti, vadano i leghisti a dire ai nuovi disoccupati e a un cantone senza radiotelevisione pubblica che vabeh, le partite può ascoltarle su una radio italiana col commento di Ciccio Graziani.

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