Riforma PV2020, compromesso o barricate?

La politica è compromesso, soprattutto in un sistema come quello svizzero dove collegialità e bilancino la fanno da padrone. Per questo motivo non stupiscono le critiche che si sono abbattute sulla Riforma vecchiaia Previdenza 2020 arrivate soprattutto da sinistra. O meglio, non stupiscono sul piano ideale: immaginarsi un Sergi disposto a fare un passo indietro sull’aumento dell’età pensionabile delle donne è fantascienza. Diverso è il racconto se dal piano ideale si passa a quello pratico.

Nonostante qualcuno tenda a dimenticarlo, la Svizzera non è un soviet dove la sinistra può decidere tutto e far approvare tutti i propri punti programmatici. Una volta deciso che sull’AVS bisognava intervenire, e quindi messo da parte l’argomento del “ma sì, spesa a deficit che vuoi che sia”, allo stato attuale quella uscita dalle Camere federali non è la riforma perfetta. Alcune cose non convincono, soprattutto in memoria delle belle battaglie dei bei tempi. Che sì, sono stati sicuramente belli, ma oggi sono finiti. E quindi la scelta del PS, del PPD e di chi ha permesso di raggiungere una risicatissima maggioranza in Parlamento è stata di uscire dall’idealismo e fare un bagno di pragmatismo. Così, le cose, non possono andare avanti. Non si può più usare come rendita di posizione la commovente, ricca, bellissima battaglia ideale che affonda le radici negli anni ’70.

Quindi questa Riforma che non è perfetta, non è da applausi, è più che comprensibilmente indigesta a molta sinistra è comunque un primo passo per poi rimettere le mani sulla materia con più decisione e più serenità tra qualche anno. Con un dettaglio che occorre ricordare: in caso di No, la palla passerà agli altri contrari, cioè PLR e UDC. Che proporranno – alcuni progetti sono stati già depositati in commissione – altroché l’anno in più per le donne o l’abbassamento del tasso di conversione LPP.

“Rifiuteremo pure questa proposta allora”, dicono i duri e puri. Certo, è il bello della democrazia diretta. Ma spesso, e la storia degli ultimi anni lo conferma senza possibilità di smentita, mentre a sinistra ci si balocca su chi sia il più puro è la destra a vincere. Quindi: un compromesso non entusiasmante che, per un po’, mette al sicuro l’AVS o dire a PLR e UDC “fate voi, combatteremo, no pasaran”?

[j.sc]

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Commenti da Facebook

  • Compromesso, giusto. Ma perché il lavoro sporco lo deve fare la sinistra? Non è un suicidio politico?

    Ma il dubbio più grande è questo: se Udc e Plr dovessero fare loro una proposta e se tale proposta risultasse ancor più indigesta il popolo la voterebbe? Si può immaginare il livello di coglionaggine del votante medio (la votazione sulle 6 settimane di vacanza è l’esempio più incredibile, una barzelletta se non fosse vera) ma non conosco uomo, e sporattutto donna, che voterebbe per alzarsi l’età di pensionamento (ovviamente qualche “malato” di lavoro e qualche riccone sarebbero a favore, magari anche qualche moglie di milinario, cazzoglienefrega) e difficilmente si può immaginare una maggioranza di Tafazzi. In più, in questo caso, la sinistra monetizzerebbe in consenso opponendosi duramente.
    Capisco che un Marco Chiesa, un Marchesi o un Siccardi voterebbero per alzare la pensione a 70 anni ma chi sono i coglioni sesquipedali che li seguirebbero? Probabilmente pur di andare in pensione prima il popolo voterebbe anche per la statalizzazione della prostituzione o della canapa per finanziare l’Avs. È possibile che il scendere a compromessi con il Ppd sia stato un colossale errore strategico in partenza? È auspicabile che sia l’unico modo per far votare dal popolo un peggioramento contando sulla paura e il “buonsenso” dell’elettorato moderato di centro e di centrosinistra?

    La scelta per un elettore di sinistra è tra la paura del Sì e il coraggio del No o viceversa?

    Sinceramente non capisco come si possa essere convinti di una scelta in questa votazione.

  • No, non è perfetta, soprattutto si tratta di fatto, almeno per molti, di una riduzione delle prestazioni. La sinistra è riuscita a strappare una qualche concessione puntando sull’AVS.Le analisi più concrete sono quelle di Rudolf Strahm, vedi p.es. http://sichere-renten-ja.ch/2017/09/05/rentenalter-67-verhindern/. La vera battaglia si deve ancora giocare. Con questa riforma si prende tempo, non resta che turarsi il naso e accettarla. Il coraggio di dire no non ci porterebbe lontato, salvo che peggiorare la posizione per le contrattazioni.

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