Trump, anatra zoppa

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Sgomberiamo il campo dalle ideologie. A prescindere da quale lato la si veda, la presidenza Trump è una di quelle più fallimentari della storia USA. A parte i gradimenti in picchiata, the Donald non riesce più nemmeno a coalizzare i repubblicani intorno alle sue riforme. Ne è un esempio la recente legge Graham-Cassidy che voleva affossare la Obamacare, fucilata al congresso dagli stessi repubblicani, che non se la sentono di diventare i responsabili di una macelleria sociale che colpirebbe decine di milioni di persone.

Il recente litigio sul patriottismo dei giocatori di football è servito probabilmente a Donald a spostare l’attenzione dal fiasco della riforma dell’Obamacare, che detto tra le righe non è una riforma che noi definiremmo sociale, essendo in realtà frutto di compromessi. Se migliora le condizioni delle classi meno abbienti, rimane comunque un’assicurazione che prevalentemente si appoggia al privato, un sistema molto lontano da quelli europei. Il punto è che oggettivamente la destra USA non ha un controprogetto realista e applicabile e qualsiasi riforma nella direzione auspicata dai repubblicani sarebbe peggiorativa. Il fallimento di Trump è più bruciante proprio perché i Repubblicani hanno la maggioranza ovunque, compresa la Corte suprema. Ora toccherà gettarsi sulla riforma fiscale, visto che a quasi un anno dall’insediamento, il bilancio che il presidente può vantare è decisamente magro.

A corroborare la tesi di una presidenza fallimentare, ricordiamo l’impressionante sequenza di licenziamenti e allontanamenti in una decina di mesi:

Nel giugno 2016 salta la testa di Corey Lawandowski, autore della campagna che favorì l’elezione del presidente, così pure quella di Chris Christie, governatore del New Jersey a capo del team di transizione del presidente. In agosto tocca a Paul Manafort, presidente della campagna elettorale. Il 30 gennaio viene licenziata la procuratrice generale Sally Yates rimossa per essersi rifiutata di difendere i “muslim bans”. In seguito, cade Michael Flynn, consigliere alla sicurezza nazionale, licenziato a febbraio. A maggio salta James Comey, direttore dell’FBI e stessa sorte per il portavoce Sean Spicer, defenestrato anche grazie all’arrivo di Anthony Scaramucci, la cui durata supera i record negativi. Scaramucci verrà defenestrato dopo soli 10 giorni.

Insomma, difendere Donald Trump, sta diventando una “mission impossible” anche per i più aggressivi sostenitori, soprattutto europei. Lo zoccolo duro del Midwest americano e degli stati conservatori del sud sembra resistere, ma comunque segnali di cedimento appaiono, come nelle primarie in Alabama per un seggio al senato, dove il candidato di Trump è stato battuto da qualcuno di ancora più conservatore e destrorso come Ray Moore.

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