UDC, a quando i manganelli?

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Il recente caso di un docente che ha sbroccato su Facebook in merito alla votazione sulla civica dà da pensare. Inopportuna e poco felice la sua uscita, anche se non è penalmente rilevante. Ora però ci troviamo di fronte una UDC che approfitta di ogni appiglio non per sanzionare il docente in questione, ma per attaccare a tutto tondo.

Infatti, in un comunicato stampa, l’UDC se la prende col docente e anche col Direttore della sua scuola, che non c’entra un benamato fico secco. La sua colpa? Non aver reagito per tempo alle esternazioni dell’insegnante alle sue dipendenze.

Queste metodologie, cha puzzano di linciaggio fascista lontano un miglio, hanno un solo scopo: delegittimare, infangare e intimorire tutta una categoria rea di non si sa quali colpe agli occhi dell’UDC. Marchesi, che firma il poderoso comunicato, è “sgomento” per il post di un docente sulle migliaia che il nostro stato impiega, però scorda una cosa e cioè che se un dipendente statale (ad esempio un docente con commenti provocatori su facebook) commette atti contrari al suo ruolo o alla dignità della sua funzione, la sanzione prevista dalla legge spetta ad una specifica autorità che deciderà al termine di una procedura predefinita che permetta di accertare cosa è successo e consenta al diretto interessato di dare la sua versione e fornire eventuali giustificazioni. La Costituzione vieta infatti i cosiddetti “Tribunali speciali”. Come per esempio è successo al fratello di Roberta Pantani (leggi qui) o alla parlamentare e docente Lelia Guscio (leggi qui).

Non sarà quindi l’UDC con comunicati stampa scandalizzati, atti parlamentari preannunciati o altre azioni di pubblico linciaggio del malcapitato di turno a imporre alcunché.

L’era dei manganelli è terminata 70 anni fa, in tutto questo si sente bruciante l’assenza dei liberali, stesi come larici sui binari in passato a difendere la scuola, ed ora vergognosamente silenziosi. E questo solo perché a capo del DECS non ci sono più loro ma un socialista. I liberali sono dunque tristemente disposti a sacrificare la classe docente sull’altare di un tornaconto politico, che tristezza. La categoria dei docenti ticinesi, moderni Isacco, rischia di vedersi tagliare la gola dal partito che, un secolo e mezzo fa, l’aveva costruita la scuola. Che miseria di pensiero, che vedute da piccolo borghesi. I populismi avanzano e a pagare saranno anche quei furboni che oggi pensano di fare degli astuti giochi politici. Siamo solo noi a rendercene conto?

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