AdBlock: basta soldi ai bufalari

Semplici trucchi per bloccare l’arricchimento dei siti che pubblicano fake news e bufale razziste

Di Marco Narzisi

Si parla un sacco di fake news, razziste o meno, di informazione distorta o faziosa, e in generale di distorsioni nel modo di comunicare fatti e avvenimenti sul web. Innumerevoli portali diffondono quotidianamente bufale o notizie distorte allo scopo di indirizzare l’opinione pubblica verso la creazione di un’immagine del mondo che non corrisponde al reale, spesso per creare consenso ad una determinata parte politica. Da Catena Umana a VoxNews, per non parlare anche di giornali online ben più accreditati, è tutto un fiorire di siti di pseudoinformazione.

Ovviamente, nessuno fa nulla gratis. Questi siti web hanno dei sistemi di finanziamento senza i quali probabilmente non starebbero in piedi, poiché probabilmente nessuno si metterebbe a scrivere centinaia di articoli al mese per puro spirito di servizio: il gioco non vale la candela.

E allora la domanda nasce spontanea: è possibile fermare, o quanto meno ostacolare questa valanga di fake news, bufale razziste e distorsione dell’informazione agendo su ciò che ne è il motore fondamentale, ovvero il portamonete? Certamente.

Una delle fonti di finanziamento principale dei portali sono i cosiddetti ads, ovvero gli annunci pubblicitari che appaiono direttamente sulle pagine del sito, ad esempio quelli di Google Adsense. Il guadagno si ottiene sia in base ai clic sui banner pubblicitari, sia in base alle loro visualizzazioni: in più, tali banner sono visualizzati in modo dinamico, sfruttando i cookies, ovvero le informazioni nascoste che i siti web lasciano sul nostro computer per tracciare le nostre preferenze e abitudini di navigazione. Vi è mai capitato, ad esempio, di cercare dei biglietti per un viaggio e poi, navigando su un sito qualsiasi, di vedervi improvvisamente apparire un’offerta proprio riguardo quella destinazione, e magari cliccarla? Ecco: così facendo avete involontariamente donato dei soldi al sito web su cui vi trovate. I guadagni con questo tipo di pubblicità possono anche essere considerevoli: un sito di notizie locali, con circa 40-50 mila visualizzazioni al mese, può arrivare a incassare intorno ai 150 franchi al mese, quasi 2 mila franchi l’anno. Bruscolini? Forse, ma pensate invece ad un portale con decine di migliaia di fans su Facebook che portano anche centinaia di migliaia di visualizzazioni, e fate le debite proporzioni: si riesce ad arrivare anche a migliaia di franchi al mese di guadagno. Immaginate quindi quale immenso regalo si fa a queste persone ogni volta che una bufala viene ricondivisa e diventa virale, al di là del danno sociale e della diffusione, spesso, di odio verso gli stranieri.

Vi chiederete a questo punto: come faccio a leggere comunque quella notizia su quel sito, anche solo per rendermi conto che è una bufala, e non concedere alcun guadagno ai gestori? La soluzione è semplicissima, e si chiama AdBlock.

AdBlock è un’estensione, ovvero un programmino, che si può aggiungere a tutti i browser (Chrome, Firefox, ecc..) e che ha la funzione essenziale di impedire la visualizzazione degli annunci pubblicitari. Basta semplicemente cercarla su Google e installarla con un click: i banner pubblicitari non verranno più visualizzati. Ora, pensate a cosa succederebbe se tutti quanti installassero AdBlock, e quindi nessuno potesse visualizzare i banner o cliccarli: probabilmente, un’apocalisse economica per tutti i siti che diffondono bufale e notizie acchiappaclick, verrebbe meno una delle principali, anzi forse proprio la più importante fonte di finanziamento. Il blocco dei banner pubblicitari potrebbe comportare la chiusura di molti portali che diffondono bufale e fake news: sinceramente, in alcuni casi, non mancherebbero a nessuno.

C’è anche un altro aspetto da considerare: la presenza di AdBlock impedisce anche la visualizzazione degli annunci pubblicitari degli inserzionisti, ovvero delle aziende che pagano appositamente per avere il proprio banner sul tale portale. Vuol dire meno visualizzazioni e meno click, ovvero gli elementi su cui fanno leva i portali per attrarre inserzioni: alla lunga qualcuno si scoccia pure di pagare soldoni per dei banner che non vede nessuno, e smette di finanziare il portale.

Toccare il portafogli, quindi, sembra essere un metodo efficace per ostacolare il proliferare di siti che spargono odio e notizie false, ed è semplicissimo, bastano pochi click per impedire ad essi di far soldi abusando della credulità degli utenti. La strada per la liberazione del web dal fenomeno delle fake news e del razzismo strisciante passa anche per questi piccoli gesti, per un click.