Cannabis terapeutica, sì in Italia

In Ticino ancora confusione e ritardi rispetto alla legislazione federale

Di Redazione

Via libera all’utilizzo della cannabis terapeutica in Italia. E sì che il Belpaese non è proprio all’avanguardia nelle questioni, come la cannabis, che richiedono una lungimiranza legale volta principalmente alla riduzione del danno. Le forti influenze vaticane hanno finora, per esempio, anche rallentato se non insabbiato delle regolamentazioni sull’eutanasia.

Oggi però l’Italia attua un approccio pragmatico, e cioè una decisione che in fatto di legge travalica l’ideologia e affronta il problema dal punto di vista del minimo sforzo e massimo rendimento.

In Ticino ci si dibatte ancora, invece, sull’idea di accettare la cannabis light (meno dell’1% di THC*) Infatti da noi, in seguito alle leggi del 2003 contro i canapai, la legislazione cantonale è molto restrittiva.

Ora, questa legislazione cozza però con quella federale. Infatti in tutta la Svizzera la canapa light è una realtà. Anche nel Grigioni italiano possiamo trovare sigarette di canapa light mentre a pochi chilometri questo è illegale e la polizia può agire contro consumatori o produttori.

Gobbi, prima orientato sulla linea dura, oggi sta rivedendo la cosa, anche perché le leggi ticinesi cozzano con quelle federali e violano principalmente la libertà di commercio. Infatti produttori e venditori ticinesi sono svantaggiati rispetto ai colleghi  confederati. I fornitori in Svizzera interna di Coop e Denner per esempio, spingono per regolarizzare e livellare il mercato ticinese, visto che il piano di Magadino e il Ticino sono i luoghi migliori in svizzera per coltivare la canapa con marchio CH.

Da noi sentito, Fabrizio Sirica, membro del CIRCA (Comitato interpartitico per la regolamentazione della canapa) auspica l’arrivo nel Cantone della canapa light:

“Ci rendiamo conto che la questione  non vada banalizzata, molti hanno paura che la canapa light sia una apriporta per quella a tenore di THC più alto, ma è proprio con regole e codificazioni che si controlla il mercato, un mercato interessante che da molte opportunità e può creare molti posti di lavoro nel settore.”

Una certa lentezza dello Stato, segnatamente di Gobbi e Beltraminelli, sembra però un fatto:

“Un’interrogazione di Fabio Käppeli (PLR), attende da un anno e mezzo risposta, quando la legge stabilisce in 6 mesi il lasso di tempo in cui una pratica deve essere evasa. Un’altra di Carlo Lepori(PS) volta alla creazione di una riflessione e di un progetto pilota è ancora pendente”.

Insomma, confusione, ritrosia e poca lungimiranza da parte dello stato. Ricordiamo ai ministri interessati che non è che scopando lo sporco sotto il tappeto si risolvono i problemi. Ci vuole coraggio e una valutazione, come dicevamo, oggettiva a  prescindere dai voti e dalla politica.

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