Fuori i deputati dal parastatale!

Il Gran Consiglio introduce l’incompatibilità fra il ruolo di deputato e di membro di CdA di aziende parastatali

Di Corrado Mordasini

E come al solito ci vogliono i socialisti per sancire ciò che dovrebbe essere ovvio ad ognuno, e cioè che i deputati del Cantone Ticino non debbano sedere in consigli di amministrazione di aziende parastatali.

La votazione in Parlamento, a dire il vero, non è stata plebiscitaria e vi insegna subito chi sono quelli più attaccati alle loro poltroncine in CdA profumatamente pagati. Se non ci stupiscono i liberali, sempre più profilati come il partito del dollaro, lasciano perplessi i leghisti: ma come? E la gente? E Cadregopoli? Come conciliano il continuo attacco al “potere” quando loro stessi si attaccano ai privilegi come cozze a uno scoglio?

E sì che la Lega in passato sembrava stare dall’altra parte della barricata. Chi si ricorda infatti del 2004, quando con un’iniziativa elaborata da Pierre Rusconi (indipendente) e Luciano Poli (Lega) chiedono una modifica di legge che sancisca l’incompatibilità tra la carica di deputato e quella di membro dei CdA di tutte le aziende pubbliche o private nelle quali lo Stato detiene una partecipazione? Anche Quadri, nel 2008, chiedeva una cosa simile, e cioè l’introduzione di una norma che sancisse l’incompatibilità tra il ruolo di funzionario dirigente, come pure di collaboratore personale di un consigliere di Stato, e quello di municipale. Evidentemente invece, il ruolo di municipale con quello di direttore del Mattino non crea problemi.

Oggi invece per i leghisti i conflitti di interesse non sono più importanti, visto che hanno pesantemente colonizzato tutti gli enti parastatali.

43 sì, 36 no e 3 astenuti il risultato in parlamento. Inutile dirvi appunto chi siano quei 36. Accolta dunque di misura la proposta di Pelin Kandemir Bordoli, la quale prevedeva appunto l’incompatibilità tra la carica di deputato e i CdA di EOC, ACR, BancaStato e AET.

Ridicole e noiose le motivazioni di liberali e leghisti. La solita solfa che si sente ogni volta sulla presunta responsabilizzazione del deputato. Per la serie: lasciateci fare che ci regoliamo da soli. Senza voler insinuare che i deputati siano tutti approfittatori, e ci mancherebbe, non si capisce perché le regole dovrebbero servire per i cittadini mentre i parlamentari possono autodeterminarsi come vogliono.

Quella che ai più sembrerà una questione di dettaglio è invece importante. Lo vediamo soprattutto in esempi pratici, come quello del capogruppo leghista Caverzasio che sedeva fino a poco fa nel CdA dell’ente ospedaliero (leggi qui). Una persona con un notevole potere in Parlamento, e che incorre in questioni poco chiare, e un magistrato, che dovrebbe indagare su questi problemi, che concorre per il posto di procuratore generale e riguardo al quale uno di coloro che decideranno è proprio lo stesso Caverzasio.

Autodeterminazione dei deputati? Noi preferiamo di no. Fuori dai CdA, che è meglio per tutti. Cose più chiare e nessun rischio di conflitto.

Ti potrebbero interessare: