Ermotti: bye bye Switzerland!

Il CEO di UBS annuncia che la sede centrale di UBS potrebbe essere spostata fuori dalla Svizzera

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Eh sì, proprio vero che la gratitudine non è di questo mondo. Sembra ieri che dopo la crisi dei mutui subprime, i titoli tossici immobiliari americani, l’UBS veniva col cappello in mano a chiedere i soldi per non fallire. Il Governo e la Banca Nazionale risposero subito all’appello. Insomma, UBS era un fiore all’occhiello dell’elveticità. UBS, grata, pochi mesi dopo annunciò cifre rosse e migliaia di licenziamenti, i media lo definirono un bollettino di guerra:

“La banca ha inoltre comunicato l’intenzione di sopprimere 8700 impieghi entro il 2010. In Svizzera verranno tagliati 2500 posti di lavoro, di cui 1200- 1500 tramite licenziamenti.”

Scriveva nel 2009 Swissinfo. E l’anno prima UBS aveva già tagliato altri 1500 impieghi solo nella ridente Svizzera.

Too big to fail, ci dissero allora: troppo grossa per lasciarla cadere. Verissimo. Il che, tradotto, voleva dire che UBS ci teneva per le palle.

E per le palle ci tiene ancora adesso e dopo aver continuato imperterrita coi licenziamenti, ora ci dice che in fondo, nulla di personale, non è detto che alla lunga si resti in Svizzera. A rivelarcelo il simpatico CEO da 14 milioni all’anno Sergio Ermotti.

“Non ho fatto altro che dire la verità. Il mio scopo non è di creare scompiglio, ma di chiarire alla gente e alle autorità quanto può avvenire nel settore bancario”. 

Ci racconta il brizzolato capitano di UBS dalle pagine di Matin Dimanche con il candore di un bimbo. E prosegue

“UBS non è più in mano svizzere, ma è detenuta per gran parte da investitori stranieri”

Tutto logico, ma a noi che siamo gente normale un po’ il nervoso ci viene. Perché quando gli abbiamo salvato la pelle all’UBS, mica sono arrivati gli investitori stranieri a mettere mano al borsello, ma gli svizzeri. Certo che c’è da andare orgogliosi che il capoccia di una banca così megagrossa sia ticinese. Sono quelle cose che fanno bene al cuore.

Un fantastico esempio di pro saccoccia, che sembra ormai l’unico credo non solo a Nord, ma anche a Sud delle alpi.

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