Grazie al buon senso siamo allo sfascio

Natalia Ferrara definisce “ideologica e populista” l’iniziativa “99%”: ma ha senso troncare sul nascere ogni dibattito sulle disparità economiche bollandolo come ideologico?

Di Marco Narzisi

Sull’iniziativa della GISO detta “99%”, che chiede di tassare maggiormente i patrimoni e le rendite da capitale superiori a 3 milioni di franchi, colpendo quindi solo l’1% della popolazione, e ridistribuire il gettito extra per abbassare l’imposizione delle fasce più deboli e mettere in atto misure per il benessere sociale, il PS si è già diviso in opinioni favorevoli e contrarie, anche se l’assemblea dei delegati ha deciso con ampia maggioranza di sostenerla.
Ora arriva anche l’opinione PLR tramite Natalia Ferrara, che su Opinione Liberale, ripresa da Ticinonews, accusa i promotori dell’iniziativa di avere una visione “ideologica e populista” della Svizzera e, detto in parole povere, di avercela con i ricchi per principio e di non avere buon senso

Francamente, quello del buon senso, unito a un po’ di sano terrorismo circa la fuga dei suddetti ricchi verso altri lidi più favorevoli, è un argomento tirato fuori ogni volta che si tratta di votare misure che potrebbero in qualche modo intaccare i poteri forti del mondo imprenditoriale e finanziario in Svizzera: non era ispirato al buon senso il salario minimo, era assurdo il reddito incondizionato di base, era pericolosa l’iniziativa “1:12”, e via dicendo.
Il risultato è che il “buon senso” ci ha portato allo sfascio attuale, soprattutto in Ticino:picchi di assistenza agghiaccianti, disoccupazione ai massimi storici, un tasso di povertà che è il doppio di quello degli altri Cantoni.

Natalia Ferrara sostiene che l’iniziativa dà della Svizzera un’immagine negativa, di una Nazione in cui “il lavoro è sfruttato, il capitale se la gode e la mondializzazione miete vittime”: bene, se lo sta inventando la GISO il mostruoso dumping salariale in Ticino? È la GISO a fare la gnorri e a tirare al ribasso sull’introduzione del salario minimo decisa dal popolo ben due anni fa? Se la sta inventando la GISO la riforma della fiscalità che il Consiglio di Stato vuole portare avanti autonomamente dopo la batosta presa col voto popolare a livello nazionale? Se la sta inventando la GISO la delocalizzazione continua e costante?

E ancora, la Ferrara dice che la Svizzera non è “rifugio di miliardari che prosperano su rendite parassitarie”: si riferisce, forse, a quelli che secondo il suo partito sarebbero fuggiti in massa, portando altrove il loro gettito fiscale e lasciando il nostro Paese in preda alla desolazione post-apocalittica se fosse passata l’iniziativa sulla tassazione ordinaria dei globalisti?

L’iniziativa “99%” può anche avere dei limiti, come tutte le idee e le proposte: ma non è possibile eludere il dibattito e cercare di metterla via fin dall’inizio come “lodevole ma controproducente”, come detto da Amalia Mirante, o mettere subito le mani avanti definendola ideologica e agitando lo spettro del populismo e della persecuzione dei ricchi da parte dei rancorosi sinistroidi.
Il tema della redistribuzione della ricchezza e della riduzione delle enormi disparità economiche non è un giochino da bambini o un’utopia da sognatori come vorrebbero far credere i diretti rappresentanti del mondo economico e finanziario a livello politico: è un argomento che, al contrario, va portato sotto la luce dei riflettori in modo deciso e prioritario, senza isterismi di sorta e senza ricorrere al solito, consueto terrorismo e agli scenari apocalittici prospettati ogni volta che qualcuno porta avanti una qualsiasi rivendicazione di maggiore giustizia sociale. Perchè, ripetiamo, se del senno di poi son piene le fosse, del buon senso sono stracolme le liste dell’assistenza e della disoccupazione.

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