Intelligenza artificiale a Lugano

Di Angelo Mordasini

Al LAC di Lugano è stata una folla numerosa a confermarci di essere al posto giusto al momento giusto.

Si sente parlare tedesco, italiano, ma soprattutto tanto inglese. Un gran numero di volontari in maglietta nera e rossa ci danno il benvenuto a TED x Lugano, la prima della nota serie di conferenze a svolgersi in Ticino e che si è tenuta poco tempo fa. Veniamo indirizzati verso delle postazioni dove il nostro biglietto viene controllato, e ci viene stampato un badge indicante il nostro nome, occupazione e le tre parole che abbiamo scelto per indicare i nostri principali interessi interni al tema della giornata: le “professioni del futuro”. La scelta di tre parole chiave è un modo per identificarci non unicamente tramite nome e occupazione, ma anche tramite interessi e curiosità condivise.

Dopo esserci accomodati nel teatro interno al centro culturale luganese, una graziosa presentatrice ci dà il benvenuto ufficiale: qualche informazione, e lascia spazio a Marco Borradori e al suo inglese dal pesante accento insubrico. Subito dopo, iniziano gli interventi. I “talk” durano tra i 20 e i 30 minuti, e sono strutturati per essere completi ma non a sé stanti. Un giovane relatore italiano ci introduce a un’intelligenza artificiale in grado di valutare le qualità prominenti di una fotografia per identificarne il miglior utilizzo. In grado di stabilire se un ritratto esprime professionalità, virilità o simpatia, o anche di informarsi su gli altri utilizzi di una foto già esistente identificandone le componenti, consigliandoci se sia il caso o meno di usare questa fotografia per il sito web della nostra startup.

Un’altra ci spiega come cambierà il mercato del lavoro, e quali sono le regole base che varrà la pena ricordarsi in futuro. Una donna dottoranda in matematica a soli 21 anni ci parla di un progetto atto a simulare un cervello umano con livelli di complessità mai visti prima. Un altro relatore ci fa una dimostrazione in diretta del nuovo assistente vocale di Google, spiegandoci i tipi di intelligenza che la macchina riesce a mostrare. È stupefacente notare come il cellulare non si limiti a rispondere ai comandi, ma si dimostri in grado di memorizzare informazioni date in modo indiretto e di capire il contesto di una frase, dimostrando intuito.

Ma la conferenza non è solo celebrazione della tecnologia: un relatore ci fa notare come l’avvento dell’intelligenza artificiale stia ponendo rischi per i quali gli esseri umani non sembrano avere una risposta emozionale adeguata, di come il progresso potrà arrivare ad essere così vertiginosamente veloce che nessuno potrà rimanere aggiornato, rendendo la superiorità tecnologica un vantaggio geopolitico sempre più grande e importante. Insomma, la conferenza è interessante più di quanto possa trasparire da questa descrizione e l’impressione è che si tratti di un tipo di evento che arricchisce realmente la città e la sua popolazione.

Pecche di questa prima edizione ticinese? Ce ne sono alcune, ma trascurabili. io ho la fortuna di comprendere pressoché qualunque cosa in inglese, ma la mancanza di un sistema anche rudimentale di traduzione simultanea ha probabilmente precluso la giornata a molti giovani locali. Siamo sicuri che il LAC non avesse le possibilità per realizzare un sistema simile?

Si esce dalla conferenza cambiati, con un nuovo modo di vedere le cose e sicuramente più consci del mondo che ci circonda. Si arriva anche a comprendere e condividere il motto dell’organizzazione: “idee degne di essere condivise”. Particolarmente adatto a spiegare il concetto è l’estratto del penultimo intervento, che ci parla di come il cervello umano cambi fisicamente con l’apprendimento, e di come sia possibile aumentarne le capacità con impianti tecnologici e manipolazione genetica.

“Durante le ricerche si è scoperta una cosa, ok? Si è scoperto che i nostri cervelli cambiano fisicamente ad ogni nuova informazione che viene recepita. Non so come spiegarvelo senza entrare in dettagli neurologici che nemmeno io capisco, ma fidatevi quando vi dico che, ad esempio dopo questa conferenza, non uscirete dalla stanza come la stessa persona con alcuni megabyte di informazioni in più nel cervello. Ne uscirete come persone diverse da quelle che sono entrate, con nuove sensibilità e capaci di nuovi processi e ragionamenti. Non come uno schedario con un paio di file in più, ma come un computer con un nuovo programma”.

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