La cattiveria che ci divora

Di Corrado Mordasini

Quello che è successo a Brissago qualche giorno fa è un fatto triste e angoscioso. Un poliziotto, allertato dalla segnalazione di due asilanti ospiti al centro di Brissago, si reca sul posto dove incontra un uomo che, armato di due coltelli, minaccia gli ospiti e la polizia stessa. L’agente spara tre colpi e fredda l’uomo.

Questa la scarna cronaca dei fatti. Fatti che, siamo coscienti, non conosceremo mai in dettaglio. Non sappiamo cosa passasse nella mente desolata di quell’asiatico impazzito e armato di coltello, non conosciamo il dramma intimo e doloroso che si svolge nell’anima dell’agente, un uomo che ha sparato e ha ucciso.

Quell’uomo in divisa porterà da solo il suo fardello, perché non c’è aiuto o condivisione in questi casi. Come un lutto, una dimensione del genere va gestita in solitudine, elaborata ed assimilata.

L’ucciso ha terminato il suo cammino di disperazione sul linoleum di una casetta brissaghese. Colui che ha ucciso deve vivere col fantasma della morte e con la speranza di sconfiggerlo.

La sarabanda sui social dei soliti imbecilli è squallida come al solito. Persone povere e insulse, che però in questo modo non se la prendono solo col morto, ma nella loro mancanza di empatia non si rendono conto del dramma che travalica le ideologie e che avrebbe miseramente bisogno di un pietoso silenzio.

Non vi racconto, li avete visti voi i commenti e potete anche immaginarveli. Sono i soliti, sempre uguali a se stessi, come la preghiera a un dio di tenebra che non conosce la pietà. Perché ognuno di noi merita pietà, proprio perché non conosciamo i dettagli, perché ci sfuggono le sfumature, perché le realtà della mente si nascondono negli interstizi e nelle pieghe della coscienza. Perché non potremo mai essere nella testa degli altri, e allora è doveroso il rispetto, una parola ormai diventata quasi vuota di significato.

Rispetto per chi è morto, anche fosse un criminale, perché è stato uomo, ha amato, è esistito e ha lasciato un’orma su questo mondo. Rispetto per chi ha sparato, forse per convinzione o forse per paura. Paura sacrosanta di perdere la vita.

Rispetto per gli  haters che vomitano bile ogni giorno.

E sono loro soprattutto ad avere bisogno furiosamente di rispetto per se stessi. Perché tali abissi di ignoranza possono solo essere figli a loro volta del dolore. Persone serene ed equilibrate non odiano a quel modo. Persone che sono state amate non aggrediscono con così tanta cattiveria.

Un uomo è morto e un altro si è spento.

Quello che dobbiamo fare è tendere una mano a chi odia, perché la cattiveria si nutre di se stessa e si amplifica ogni giorno, finché ci travolge tutti.  

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