La congiura dei somari

I Giovani Liberali propongono di introdurre il tedesco alle elementari senza una previa consultazione di chi ne sa di più nel campo dell’insegnamento

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È il titolo di un libro di Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano. Avversario dei no vax italiani (individui o famiglie che lottano strenuamente contro i vaccini), ha una linea di pensiero che elabora dei concetti semplici ma fondamentali che anche alle nostre latitudini stentano a passare oppure vengono ignorati.

Burioni fa suo un assunto: “La scienza non è democratica”. Che vuol dire? Ce lo spiega lui stesso in un’intervista ad Elena Dusi su Repubblica:

“…Ero infastidito per le polemiche sui vaccini. Mi hanno messo a confronto con un mondo in cui la verità ha la stessa dignità della menzogna. Credo che un Paese non possa accettarlo, rischierebbe di trovarsi in situazioni pericolose”.

Ma soprattutto, nel concetto di Burioni vi è da una parte la logica scientifica di chi per mestiere salva vite, e dall’altra delle teorie senza fondamento la cui unica forza è il presunto diritto democratico di decidere contro logica.

“La scienza non è democratica perché non ammette scorciatoie. Bisogna studiare. Non contano il denaro o la posizione sociale. Servono rigore, metodo e dati validi. Poi, però, ci sono aspetti che non si discutono. Come dice Piero Angela, la velocità della luce non si decide per alzata di mano. E nemmeno la validità e l’utilità dei vaccini, …”

Completa Burioni, e arriva al punto che interessa a noi, e cioè che la competenza dovrebbe valere più del “diritto democratico”. A nessuno di noi verrebbe di mettere in dubbio il parere degli ingegneri in merito allo scavo di un tunnel, ma tutti sono esperti quando si tratta di scuola. Civica a parte, dove il parere dei docenti è stato fatto passare per un tradimento del popolo, la stessa cosa sta accadendo con la proposta dei Giovani Liberali di insegnare il tedesco già dalle elementari.

L’assunto? Il tedesco serve (grazie, lo sappiamo dal 1803) per trovare più facilmente lavoro in Svizzera. Ergo, prima lo si impara e meglio è. La logica dice che si fa la proposta e poi si chiede a dei docenti, dei pedagogisti e dei linguisti se la cosa sta in piedi. Evidentemente, ancora una volta no.

Si cala dall’alto: serve e basta. Se poi gli “ingegneri” della scuola dicono che è troppo presto perché il tedesco non ha un’assonanza simile all’italiano come il francese (è questo il motivo per cui lo si insegna solo dalle medie) non importa.

I politici del “so tutto” agiscono in base al loro sentire  e alle loro certezze che, se suffragate dalla democrazia, ignorano allegramente il parere di chi è più competente. E allora costruiamo gallerie dove non serve e che rischiano di crollare per, alla fine, raggranellare un pugno di voti.

Perché, se si avessero a cuore i bisogni dei bambini ticinesi, si chiederebbe a chi se ne occupa. Non volete farlo con i maestri ticinesi, che sono una specie di paria? Va bene, chiedete a degli svizzeri tedeschi o a dei romandi, ma chiedete. Non si può inventare la scuola un pezzo alla volta senza un criterio. Creare la scuola, e i liberali che attualmente tacciono lo sanno benissimo, è un lavoro lungo, duro e che va monitorato nel tempo.

Altrimenti la prossima volta ci troveremo qualcuno che chiede due ore in più di italiano perché i ragazzi non sanno scrivere o un’ora di cyberinsegnamento quantistico per prepararli al futuro.

Ascoltate chi ne sa più di voi. L’ignoranza non è un vanto da usare come arma.

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